Siena, 30 ottobre 2010 - Sei ore, tanto sono durati gli interventi dei due difensori di Luigi Di Giovanni, 48 anni, originario di Pompei accusato di aver ucciso con premeditazione la moglie Annunziata Cirillo di 37 anni. Un delitto che si consuma in una fredda e piovosa notte tra il 20 e il 21 giugno dell’anno scorso in una strada di campo tra Buonconvento e Montalcino. L’uomo subito dopo il delitto chiamò i carabinieri e a loro disse: «L’ho uccisa io».
L’udienza di ieri è durata praticamente tutta la giornata. L’imputato aveva scelto il rito abbreviato e così il processo a suo carico è avvenuto nel chiuso di un’aula penale.

 

Il pubblico ministero Francesca Firrao nella precedente udienza aveva chiesto l’ergastolo e l’isolamento diurno. I difensori di Luigi Di Giovanni — presente in aula — per ore hanno cercato di smontare almeno la parte dell’accusa relativa alla premeditazione. Sì perché per il pm Firrao, sopportato dalle indagini dei carabinieri della compagnia di Montalcino, il Di Giovanni quella sera si era presentato alla casa della moglie dove abitano anche i loro due figli e la convinse ad andare in macchina con lui. Non fu una girata senza méta. Lui sapeva dove andare tanto che imboccò la strada di Resta. Un viottolo che dalla Cassia si inoltra in mezzo ai campi. Oltre cento ettari di campagna senza case e quindi lontano da occhi indiscreti ed è qua che mise in atto il suo proposito. Uccise a colpi di bloccasterzo la moglie. E’ questa chiave di lettura che i legali per tutto il giorno hanno cercato di smontare.
 

 

La parte civile, l’avvocato Principia Sanua, che rappresenta i figli della coppia, le due sorelle di Annunziata Cirillo — una ha avuto in affidamento i due ragazzini ed era presente in aula — e sua madre, ha abbracciato le conclusioni del pm. Non ha fatto alcuna richiesta di risarcimento danni perché non ci sono cifre che possono lenire il dolore della morte di una mamma, sorella e figlia. Ha lasciato che sia il giudice a stabilire la cifra.
E’ pomeriggio quando i difensori depositano una memoria. Il giudice Gaggelli si ritira in camera di consiglio per decidere. Ci rimarrà oltre un’ora prima di ammetterla agli atti del processo. Sono le 19 quando il processo con rito abbreviato per la morte violenta di una giovane madre di famiglia «rea» di voler lasciare il marito viene aggiornato al prossimo 10 novembre. L’udienza di quel giorno sarà dedicata alle repliche delle parti, che intanto avranno potuto prendere visione della memoria presentata ieri, e poi arriverà la sentenza.

 

Luigi Di Giovanni era presente in aula. Non ha detto una parola così come fece durante l’udienza di convalida davanti al Gip Francesco Bagnai. Aveva preparato una lettera da consegnare al giudice (così come accadde l’altra volta), ma poi di fatto alla fine ha deciso di non farlo. Ieri non ha pianto come invece era accaduto in udienza di convalida. Impietrito ha ascoltato quanto veniva detto. E’ verosimile che attraverso le parole delle parti abbia rivissuto le ore precedenti e successive al delitto. Un uxoricidio che aveva scosso fin nelle fondamenta Montalcino dove i figli della coppia andavano a scuola e Torrenieri dove Annunziata e Giovanni avevano trovato casa. Loro erano arrivati dalla Campania fin nella nostra provincia per il lavoro di lui: faceva l’elettricista. Annunziata era poco più di una bambina — aveva 15 anni — quando si era fidanzata con quell’uomo che ventitrè anni dopo la uccide solo perché lei aveva deciso di lasciarlo.