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Brunello "taroccato"
Chiesti sei rinvii a giudizio

In alcune aziende uve diverse da quella promessa. L'accusa: nei verbali irregolarità venivano presentate come lievi

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Un bicchiere di vino (Corelli)
Un bicchiere di vino (Corelli)

Siena, 29 aprile 2010 - Il caso Brunello è ormai giunto alle battute finali con la richiesta di sei rinvii a giudizio per altrettanti imputati che hanno deciso di non optare per i riti alternativi quali patteggiamenti e abbreviati. La maggior parte di quelli finiti nell’inchiesta che aveva scosso Montalcino (Siena) fin nelle fondamenta, da mesi hanno chiuso il loro conto con la giustizia e hanno declassato i vini che rischiavano di rimanere per anni in cantina.

 

Il prossimo 17 settembre compariranno davanti al Gup del tribunale di Siena esponenti del Consorzio Brunello, due legali rappresentanti di altrettante aziende vitivinicole e due enologi. Il capo di imputazione nei loro confronti è lungo e articolato. La parte più estesa riguarda un funzionario del Consorzio, a lui il pubblico ministero imputa una "falsità ideologica". In parole povere nel corso di controlli ispettivi ai vigneti avrebbe riscontrato irregolarità gravi, ma le avrebbe ‘catalogate’ nei verbali come "non conformità lieve". Una cosa che si era ripetuta nel tempo dal 2004 al 2007. In pratica in quei vigneti aziendali non c’era solo Sangiovese (unica uva secondo il disciplinare da usare per produrre Brunello), ma anche altre uve. In alcuni casi queste ultime rappresentavano la quantità maggiore rispetto alle altre.

 

La procura è convinta che uno dei due enologi non abbia rispettato i disciplinari di produzione e in concorso con il legale rappresentante di una nota azienda vitivinicola e del funzionario del Consorzio abbia "presentato denunce di produzione in cui si rivendicava la denominazione Brunello di Montalcino, benché tutti fossero assolutamente consapevoli del mancato rispetto del disciplinare di produzione". Per il codice penale si tratta di "vendita di sostanze non genuine" e di "vendita di prodotti industriali con segni mendaci".

 

Stesse accuse anche per il secondo legale rappresentante di un’altra azienda. Infine l’altro enologo deve rispondere di false informazioni al pubblico ministero. Subito dopo essere stato sentito in Procura aveva inviato un messaggio telefonico: ‘Ho detto che il Brunello è sempre stato prodotto rispettando il disciplinare’. Tra qualche mese la parola passa al giudice dell’udienza preliminare.


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