Siena, 20 dicembre 2016 - «PERCHÉ Nell’anima? No, non è un caso. E’ il titolo che ho pensato per fare un omaggio alla città a cui devo tantissimo. E con questo titolo voglio dire grazie anche per tutte le cose belle che mi ha regalato: a cominciare dal Palio di Agosto dello scorso anno, quando scelsero me per dipintere il Drappellone. Un onore che non dimenticherò mai. Grazie Siena».

Elisabetta Rogai e i suoi cavalli, il suo senso del movimento e del colore. E quell’idea di dipingere col vino che l’ha resa famosa in mezzo mondo. La sua mostra si potrà vedere in un ambiente unico veramente, i Magazzini del Sale, al Palazzo Comunale di Siena fino al 27 dicembre.

Rogai, la mostra è molto grande: come è divisa?

«E’ divisa in dua parti grazie al grande gusto di Susanna Fratiglioni, e si snoda sui due livelli delle magnifiche grotte a mattoni dei Magazzini del Sale: nel primo il tema che dà il titolo alla mostra Nell’anima per me è sostanzialmente il ricordo della mia interpretazione del Drappellone del Palio dell’Assunta del 16 agosto scorso. Una data impossibile da scordare. Le mie opere rappresentano una sorta di work in progress: l’arrivo del materiale, la seta e lo studio, la scelta dei colori e dei vini del territorio, la realizzazione, lo spolvero, la presentazione alla folla, il Giubilo dei contradaioli. E quell’emozione pazzesca che ho ancora nel cuore».

Nel secondo livello?

«La sezione è concepita con l’intento bellissimo di valorizzare, in un certo, senso la mia poetica creativa ed è dove si potrà scoprire come la curiosità dal punto di vista artistico talvolta porta a diverse interpretazioni e innovazioni. Vorrei però ricordare che ho un primato tutto mio: l’aver pensato a una pittura diversa, usando un materiale quotidiano come il pane: cioè usando il jeans. Partendo da questo sono arrivata al canvas e al marmo».

E soprattutto all’EnoArte.

(Sorride)« In effetti questa è una mia personalissima invenzione, unica in Italia, per cui a volte anche io stessa sono un po’ incredula da quanto piaccia non solo qui, dove abbiamo col vino non solo una consuetudine, ma una vera e propria scuola di pensiero. Piace molto anche anche negli altri Paesi».

Ma come si arriva all’EnoArte?

«Dopo anni di studio e molti tentativi, attraverso l’aiuto del professor Roberto Bianchini, docente di chimica organica dell’Università di Firenze, siamo riusciti a capire a capire come “fissare” il vino sulla tela, un procedimento particolare che dona al quadro una vita vera e propria. E’ bello perchè sulla tela il vino invecchia ed i colori seguono l’andamento del tempo».

La mostra è ai Magazzini del Sale di Siena: da vedere.