Faccia a faccia con le istituzioni sulle criticità dell'Ateneo. Silvano Focardi: "L’eccessivo allarmismo che è stato strumentalmente alimentato per rendere ingestibile la situazione attuale". Intanto il piano di riordino della gestione su scala pluriennale sarà inviato entro 15 giorni al Ministero
Siena, 21 ottobre 2008 - La situazione dell’Ateneo evidenzia delle criticità, ha ovviamente ammesso il rettore Silvano Focardi in occasione del primo faccia a faccia con le istituzioni e i sindacati svoltosi ieri mattina. Ma ha al contempo evidenziato in modo forte "l’eccessivo allarmismo che è stato strumentalmente (notate bene l’aggettivo, ndr) alimentato per rendere ingestibile la situazione attuale", si legge nella nota congiunta diffusa post-summit dai partecipanti. Ossia Provincia e Comune, presenti con il presidente Fabio Ceccherini e il sindaco Maurizio Cenni, la Banca Mps rappresentata dal vice presidente Ernesto Rabizzi, Camera di Commercio, esponenti della Regione, naturalmente Cgil, Cisl e Uil (c’erano i segretari Claudio Vigni, Josè Coppi e Sandro Santinami) i quali avevano sollecitato con forza tale incontro.
Che, diciamolo subito, ha un po’ il sapore del 'tavolo della pace'. Finora da ogni parte si è gridato e scritto sulla crisi, innescando un vortice che (finalmente) si è capito può risultare pericoloso per il futuro dell’istituzione-università. Il risultato della riunione durata oltre due ore, dunque, è in primis fare quadrato intorno a un istituto che è storia di Siena ma anche volano economico di importanza primaria. Perderlo (o vederselo commissariare) il territorio non può permetterselo. Ecco dunque che diventa centrale, sotto un duplice profilo, il piano di risanamento a cui l’università sta lavorando. E’ infatti apparso chiaro dagli interventi di tutti che questa volta non si può risolvere il problema liquidità di cassa (mancano 35 milioni per far fronte alle necessità da qui a fine dicembre, più circa 4 milioni di arretrati da pagare per contratto) senza trovare il modo di invertire un trend inquietante di perdite. Tanto per tornare sulle cifre, alla fine 158 milioni dovrebbero essere il conto giusto del ’rosso’ sebbene le due commissioni (quella che fa capo al professor Antonio Barretta e l’altra formata all’interno del Senato accademico guidata da Camillo Brezzi) potrebbero apportare novità. Comunque sia, un Ateneo con uno sbilancio annuo fra i 10 e i 30 milioni Siena non se lo può permettere. Di qui la centralità, come detto, del Piano di riordino della gestione su scala pluriennale che sarà inviato al Ministero con i dati definitivi del 'rosso' entro quindici giorni. E portato insieme ad essi anche nella seconda riunione del tavolo inter-istituzionale il quale non diventa osservatorio permanente ma ci va molto vicino. Comunque sarà di qui che dovranno passare, fatta salva l’autonomia dell’Università e dei suoi organi, le linee condivise (termine fondamentale anche per l’impegno della Banca Mps) del risanamento. Quest’ultima è sensibile ed attenta alla vicenda (stante anche l’attuale esposizione con la Rocca mediante i mutui contratti) ma intende dare il suo apporto in presenza di una strategia chiara e trasparente. Un paletto, o una conditio sine qua non che dir si voglia, che è stato posto in modo elegante (ed opportuno) quanto fermo. Nulla sarà erogato a fondo perduto, la filosofia non è questa. "Le istituzioni e i sindacati hanno invitato il rettore ad accelerare la presentazione del piano che possa affrontare sia gli aspetti straordinari del deficit (leggi liquidità per pagare, tra l’altro, gli stipendi, ndr), sia il riordino complessivo della gestione con l’obiettivo di rilanciare l’attività dell’ateneo. Le parti concordano che dovrà contenere gli impegni da richiedere in primo luogo al Miur, il ministero dell’Università e della ricerca scientifica, poichè le riduzioni delle risorse - si legge nella nota - sono la prima causa delle difficoltà non solo di quello di Siena ma anche di tutti gli atenei italiani. A tale proposito sarà importante l’impegno dei parlamentari senesi per sostenere il progetto una volta predisposto".
Proprio sui residui attivi aveva posto l’accento il nostro giornale per evidenziare il mancato incasso (sembra) di trasferimenti correnti dallo Stato, in primis quelli del Miur. Sarebbero, il condizionale è d’obbligo, circa 1milione 700mila per il 2002, 2 milioni per il 2004, 1milione e 4mila per il 2006, 1 milione e 800mila per il 2007. Addirittura supererebbero i 3 milioni di euro quelli che devono giungere come contributo per le borse di dottorato di ricerca. Sfiorerebbe i 2 milioni la cifra attesa, sempre per il 2007, per il 'Santa Chiara', va oltre gli 8 milioni il residuo attivo per l’edilizia universitaria che reca la data del 2003. Altro aspetto che è emerso con forza, e all’unanimità, dal tavolo di ieri è il 'no' secco alla trasformazione dell’Ateneo in Fondazione "essendo palese l’obiettivo strumentale - affermano i componenti - che tende a scaricare sui territori ritardi decennali dei governi sulla riorganizzazione universitaria".
Laura Valdesi
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