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Decollano gli ambulatori decentrati
Si chiamano 'Punti insieme'

Si allarga e diventa più efficiente l'assistenza a domicilio. Nuovi 'poli' sul territorio dopo l'attuazione del Punto unico di accesso. Le risposte saranno tempestive: per un caso sanitario semplice entro 48 ore, per uno sociale entro i termini fissati dal regolamento apposito. Se a rivolgersi al Pua è un ospedale, questo deve indicare le esigenze del paziente almeno 72 ore prima delle dimissioni

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Una visita Siena, 5 settembre 2008 - Hai bisogno di assistenza a domicilio? Di un infermiere che venga a casa a fare le iniezioni perché non puoi muoverti, magari dopo un incidente? Oppure hai un anziano con l’Alzheimer ed è indispensabile un sostegno nella cura? Basta correre da un ufficio all’altro o fare la spola fra Siena e il paese di residenza, sia esso Monteroni o (peggio, perché più lontano) Gaiole in Chianti. Adesso c’è il Punto unico di accesso (Pua) che assorbe le richieste e poi ha in sé le professionalità per dare risposte in tempi rapidi e stabiliti dai protocolli sanitari.

 

Ma la vera novità non è questo polo, attivato già da qualche tempo nel poliambulatorio di Pian d’Ovile, sono piuttosto i 'Punti insieme'. Ossia le sue braccia sul territorio che recepiranno le esigenze dei cittadini che vivono nei dieci Comuni della Zona senese dell’Asl 7 coinvolti nel progetto sull’assistenza ai non autosufficienti. Si può esserlo indipendentemente dall’età, per periodi più o meno lughi. Il 'Punto unico di accesso' è insomma il cuore, i 'Punti insieme' i gangli della rete. Sarà presso questi ultimi (vedi grafico) che i cittadini - ma anche un familiare del paziente o il suo medico - potranno recarsi per chiedere un aiuto. Se si tratta di interventi assistenziali semplici, di primo livello, allora dispone di una certa autonomia nell’erogazione del servizio, se invece il caso è più complesso allora si attivano i percorsi giusti per ottenere l’ausilio desiderato. Presso i dieci 'Punti insieme' si possono ottenere anche soltanto informazioni su come muoversi per risolvere i problemi. Non è poco se si considera la dispersione attuale di competenze. Non è poco se si pensa che le schede con le richieste di intervento possono essere compilate nello sportello di Gaiole e di Monteroni, di Asciano come di Montalcino, senza costringere l’utente a spostarsi. Saranno infatti trasmesse dagli operatori locali al Pua di Siena che deciderà, per esempio, se chiamare in causa l’Unità di valutazione multidimensionale (Uvm).

 

Un termine complesso e di difficile memorizzazione per molti dietro cui si cela una cosa semplice: la struttura che, attivando i servizi sociali e sanitari presenti sul territorio, garantisce una risposta adeguata alle necessità dei pazienti residenti nella Zona senese attraverso la predisposizione di un progetto assistenziale personalizzato. Tagliato su misura per il paziente, con tanto di durata del supporto e quantità delle sedute. Un piano che sarà condiviso con i familiari della persona, verificato periodicamente per capire se funziona o magari serve aggiustarlo. Tre le commissioni che formano l’Unità di valutazione: una per la zona nord, una per Siena e l’altra per i paesi a sud del capoluogo. Ciascuna è composta da un medico di distretto, da un infermiere e un assistente sociale (che si avvarranno del supporto del medico di famiglia che conosce bene la persona da seguire e di quello di eventuali specialisti che la seguono). L’Unità di valutazione, che deve predisporre il piano di assistenza, contatta anche la famiglia che dovrà sottoscrivere l’iter amministrativo relativo al calcolo della compartecipazione economica a cui l’assistito è eventualmente tenuto. Il servizio, attivato in tempi rapidissimi, praticamente d’urgenza, verrà monitorato. E i sindaci dei Comuni interessati riceveranno ogni sei mesi un resoconto. Sarà bene che vigilino perché di baracconi della sanità che complicano la vita ai pazienti ce ne sono abbastanza. Secondariamente un suggerimento che forse vorrebbe rivolgere ogni cittadino all’Asl7: semplificare i termini, meno sigle incomprensibili e una comunicazione scevra di burocratichese con l’utente.

Laura Valdesi










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