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di LAURA VALDESI
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di LAURA VALDESI
«BISOGNA FARE alla svelta a tirare fuori i nomi di chi, eventualmente, ha commesso scorrettezze. Di questo stato di incertezza ne soffre tutta Montalcino». Ilio Raffaell...

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2008-03-29
di LAURA VALDESI
«BISOGNA FARE alla svelta a tirare fuori i nomi di chi, eventualmente, ha commesso scorrettezze. Di questo stato di incertezza ne soffre tutta Montalcino». Ilio Raffaelli, nome che ha scritto la storia del paese facendo il sindaco dal ’60 all’80, dopo un decennio come vice-primo cittadino, ammette «di essere arrabbiato come un gatto in gabbia per questa vicenda». Nonostante i suoi 82 anni ha ben chiari in mente alcuni punti fermi, fra cui appunto la necessità di un’inchiesta rapida, compatibilmente all’accertamento della verità, da cui emergano, nominativamente, responsabilità. Ovviamente se ce ne sono.

«CREDO DI ESSERE la voce di un’intera comunità quando dico che c’è tanta rabbia a Montalcino. Trovo persone, come dire... frustrate perché un vino e un territorio sulla cresta dell’onda rischiano di essere coinvolti in un pasticcio. Non c’è quiz televisivo che non parli del Brunello, non c’è personaggio importante a cui non venga accostato. Insomma, questo vino è una religione. L’unica attività produttiva seria attorno alla quale ruota l’indotto turistico locale. Non sono per fare scandali, ma se qualcuno avesse sbagliato deve essere detto nome e cognome. E non solo». Raffaelli, che durante il proprio mandato ha visto nascere il Consorzio del Brunello difendendo a spada tratta la scelta dell’agricoltura rispetto a quella dell’industria quando era impopolare, ritiene infatti che il Comune debba scendere in campo. «Chiaro che l’amministrazione non ha responsabilità, l’ho anche detto al sindaco — prosegue Raffaelli — tuttavia deve essere pronta a costituirsi parte civile in un eventuale procedimento affinché venga riconosciuto il danno morale e d’immagine. Dovrebbe agire in tal senso anche il Consorzio, qualora una verifica sotto il profilo legale lo renda possibile». Ricapitolando: fuori i nomi affinché non si generalizzi «nella speranza che la lezione srva come monito per il futuro», gli enti devono tenersi pronti ad effettuare possibili azioni legali. Poi il terzo punto che Ilio Raffaelli pone sul tavolo della discussione: «Non sono assolutamente contro i grandi produttori, non sono per l’autarchia tanto per intendersi. Però occorre che vengano rispettate le regole del disciplinare. Se a Montalcino viene bene anche un altro vino, che magari tira maggiormente sul mercato estero, si produca e si chieda anche la dop. Ma non lo chiamino Brunello».

RAFFAELLI PARLA, ma pochi altri hanno voglia di esporsi e rilasciare dichiarazioni ufficiali a Montalcino. Qualcuno addirittura sussurra: «Finalmente un po’ di chiarezza». In paese, comunque, sono in molti a sostenere che è in atto (da tempo) una sorta di guerra dei piccoli produttori nei confronti di quelli più grandi. Altra voce: se fosse veramente finito del Merlot negli ettari del Brunello forse c’è stato un disguido a livello di vivai. Ma c’è chi subito la bolla come una giustificazione. Il presidente dell’Unione italiana vini, Andrea Sartori, annuncia invece di essere impegnato «in una valutazione responsabile dei fatti e si augura che analogo atteggiamento sia adottato da ogni soggetto a vario titolo interessato alla vicenda per non arrecare inutili danni all’immagine del vino italiano nel mondo».