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Renzi istrionico tiene banco tra la folla

Veleni contro la nomenklatura politica: "Ha trattato il futuro come una cloaca"

Il discorso del candidato inframezzato da trailer di film proiettati sullo schermo

Primarie PD Matteo Renzi a Sarzana (Foto Pasquali)
Primarie PD Matteo Renzi a Sarzana (Foto Pasquali)

di ROBERTA DELLA MAGGESA

 

Sarzana, 17 settembre 2012 - BANDO all’improvvisazione. La discesa in campo del «rottamatore» è tutta studiata a tavolino. Anche la scelta della location era funzionale alla riuscita del piano. E la sala del cinema Moderno sabato sera è «servita» a dare le dimensioni del consenso, o quanto meno della curiosità, che questo galoppatore della politica è in grado di catturare. Non solo, il maxischermo ha fatto da cornice «drammatica» ai suoi messaggi, ingigantiti attraverso la lente del proiettore e il ricorso a trailer di film e documentari salienti. Il repertorio non è certo quello della nomenklatura, neanche quella vagamente ironica del Pd ultima maniera, che strizza l’occhiolino cantando Rino Gaetano. Niente roba da mummie in cravatta.

 

L’ISTRIONICO sindaco di Firenze, dopo essersi fatto un bagno di folla, affidata la giacca allo staff e concesso il microfono alla rabbia dei lavoratori Acam Gas, ha tirato fuori dal cilindro perle tratte dal Troisi di «Non ci resta che piangere», una foto satellitare della sonda Curiosity che passeggia su Marte — «Costata alla Nasa quanto all’Anas la Salerno-Reggio Calabria» — e una scena strappalacrime da «La ricerca della felicità» di Muccino, quella in cui Will Smith, facendo due tiri sotto il canestro, si accorge di aver fatto un errore micidiale a tarpare le ali del figlio. E sì che la convention sarzanese di Renzi era partita sotto il segno dei buoni propositi: «Non parlerò più di politici da rottamare, tanto loro si rottamano da soli».

 

Ma alla fine la tentazione è troppo forte. E anche se il tono, un po’ canzonatorio e da talk-show televisivo, a certi ricorda le performance di un Berlusconi in grande spolvero, il leitmotv del «nuovo» che avanza torna puntuale come un ritornello nelle tante citazioni dal sapore toscano-rinascimentale — «Tristo quel discepolo che non avanza il suo maestro» — e nella metafora di Cimabue disposto a cedere lo scettro della creatività alla mosca dai perfetti tratti di Giotto. E poi le rasoiate trasversali a una politica che «ha trattato il futuro come una cloaca nella quale buttare tutti i problemi da rinviare perché non si riesce a risolverli» o alla burocrazia che stritola il sistema delle piccole e medie imprese: «In Italia per approvare un progetto ci vogliono anni e anni e le conferenze dei servizi assomiglino a terapie di gruppo di alcolisti anonimi».. Certo i contenuti ci sono tutti e a tratti il tono della convention all’americana — «Dobbiamo proteggere i nostri sogni» — lascia il posto a concrete ricette dal sapore riformista: «Dalla lotta all’evasione si possono ricavare 120 miliardi all’anno, l’importante è che questi soldi non finiscano nel buco nero del debito pubblico, ma contribuiscano alla crescita, finendo ‘plasticamente’ nella busta paga dei cittadini».

 

E ANCORA: «L’Europa non è la vicina di casa antipatica. Non credete ai politici che vi raccontano soltanto dello spread e neanche alla ‘sora Lella’ che va a comprare le zucchine al mercato. L’Europa è una cosa seria. Certo deve avere un presidente direttamente eletto dai cittadini e una banca centrale con gli stessi poteri della Federal Reserve». Nello stesso solco il richiamo all’importanza della scuola nei diversi gradi, a cominciare dal nido, l’accenno alla «cultura del merito», e alla politica anti-sprechi — «Il dimezzamento del numero dei parlamentari e dei vitalizi deve essere una nostra proposta, il tema non può essere lasciato nelle mani dei grillini». E una didascalia a quell’«adesso» con il punto esclamativo, che la carovana renziana si porta a spasso per l’Italia: «Rottamiamo la cultura della delega, del ‘ghe pensi mi’. La politica è cosa troppo bella per lasciarla ai politici».

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