Santo Stefano Magra, 9 aprile 2017 - UTILIZZAVANO un capannone abbandonato come discarica e rimessaggio di veicoli rottamati. Una montagna di rifiuti e decine di vetture smontate alcune delle quali ancora provviste di targhe. Gli strani movimenti nella zona non sono passati inosservati agli agenti della polizia municipale di Santo Stefano Magra che ieri mattina hanno messo in atto un blitz che ha portato alla denuncia a piede libero di tre persone che dovranno rispondere di reato ambientale.

C’è voluto un mese di appostamenti, talvolta eseguiti anche in orario notturno, per arrivare alla conclusione delle indagini coordinate dal comandante Flavio Toracca e dal vice Michele Ottolini. Ieri mattina gli agenti hanno fatto irruzione nel capannone dell’area industriale Arenelle, in località la Macchia di Santo Stefano Magra, identificando e denunciando L.M. 53 anni, D.M. 39 anni mentre un terzo verrà iscritto nei prossimi giorni sul registro degli indagati. Uno dei responsabili della discarica, commerciante di macchine, inoltre si è visto multare e sequestrare l’automobile sprovvista di assicurazione. L’uomo appena entrato nel capannone è stato sottoposto al controllo dei documenti e il suo veicolo è risultato privo della copertura assicurativa.

E’ scattata la sanzione di 848 euro e il sequestro del mezzo. Oltre alle vetture abbandonate il capannone era invaso dai rifiuti e per questo gli agenti hanno proseguito le indagini arrivando a una terza persona che nei prossimi giorni verrà convocata al comando per l’iscrizione al registro degli indagati. Rischiano pene fino a due anni d’arresto e 26 mila euro di ammenda. «Il comando della polizia municipale insieme all’ufficio ambiente - ha spiegato l’assessore Jacopo Alberghi - stanno lavorando molto bene cercando di far fronte al sempre più diffuso pericolo di creazione di discariche sul territorio. Abbiamo alzato il livello di attenzione e non a caso negli ultimi giorni sono state portate a termine brillanti operazioni che speriamo siano un deterrente per i malintenzionati che scelgono l’area apparentamente isolata del territorio santostefanese per commettere reati ambientali. Abbiamo sempre dedicato particolare attenzione al fenomeno e non a caso l’amministrazione comunale si è dotata da tempo di un sistema di telecamere fisse e mobili utilissime alle indagini».

Massimo Merluzzi