–Sarzana, 8 ottobre 2017 - SI SONO aggravate ancora le condizioni di Jamaal Madboui, il giardiniere di 47 anni, padre di tre figli, colpito domenica mattina davanti alla casa abitazione nella zona di Tavolara da una fucilata partita dall’arma del cacciatore Daniele Rustighi, 57 anni, abitante a Castelnuovo Magra. Venerdì sera Jamaal è stato trasportato in elicottero dall’ospedale di Massa, dove era stato ricoverato subito dopo il ferimento, a quello di Careggi a Firenze. Per l’uomo sembra si sia reso necessario un ulteriore, delicato, intervento chirurgico. «Mio fratello – racconta Mohamed Madboui, che racconta di essere stato testimone dell’episodio e nella vicenda giudiziaria si è fatto assistere dall’avvocato Paolo Mione – è sempre sedato, non parla, sta soffrendo, i suoi reni non funzionano e il proiettile gli ho provocato altri gravi problemi. E’ una situazione terribile. Siamo due famiglie distrutte, eppure noi ci siamo sempre ben corportati siamo in Italia da 27 anni. Rispettiamo le leggi, non abbiamo mai creato un problema. Non è giusto che mio fratello stia soffrendo in questo modo e l’uomo che gli ha sparato dopo tre giorni sia tornato a casa».

IN SETTIMANA Daniele Rustighi è comparso davanti al Gip per la convalida dell’arresto operato dai carabinieri subito dopo il ferimento: l’uomo era tornato a casa dove lo hanno trovato i militari. Secondo la sua versione, confermata davanti al giudice assistito dagli avvocati Andrea Corradino e Alessandro Silvestri, il colpo di fucile sarebbe partito in modo accidentale mentre cercava di difendersi dall’aggressione del giardiniere di origine marocchina, usando l’arma per proteggersi. In entrambe le versioni confermata la lite tra i due, sembra per la presenza del cacciatore troppo vicino alla casa. Dovrebbe risultare decisiva la perizia balistica se chiarirà a quale distanza è partito il colpo che ha ferito Jamaal Madboui e da quale altezza. «Ci siamo sentiti offesi dalla decisione di mandarlo agli arresti domiciliari – riprende Mohamed – Se vogliono ci sono quattro bambini che hanno assistito alla scena e, sia la mia famiglia che la moglie di mio fratello siamo pronti a firmare l’autorizzazione affinchè vengano ascoltati dal magistrato che si occupa del caso o dai carabinieri che stanno svolgendo le indagini. Mio figlio ha 13 anni, quelli di Jamaal ne hanno 9, 7 e 4. Hanno visto tutto e sono terrorizzati però in grado di dire la verità. Non cerchiamo vendette ma vogliamo giustizia e il fatto che quella persona sia già a casa ci sta facendo molto male».