Una 40enne in piena notte in ospedale ha partorito dopo 27 minuti. Per rispettare il procollo la madre e il neonato sono stati portati subito a Massa
Pontremoli (Massa Carrara), 10 febbraio 2011 - RIAPRE per un’emergenza la sala parto dell’ex reparto di ostetricia all’ospedale di Pontremoli, chiusa un anno fa perché registrava solo 200 nascite l’anno. Meno male che non è stata smantellata fisicamente, nonostante tutti i tentativi. L’altra notte una donna quarantenne, D.S., residente ad Arpiola di Mulazzo, già madre di due figli, si è precipitata al pronto soccorso del presidio con le doglie: aveva già rotto le acque e il travaglio era in fase avanzata.
L’arrivo in ospedale è stato registrato alle 3.47 di giovedì e 23 minuti dopo è stata visitata dal ginecologo reperibile dottor Fabrizio Benelli. Alle 4.37 è avvenuto il parto. Senza problemi. Un’emergenza che non poteva essere risolta con le tassative prescrizioni del protocollo Asl sul percorso nascite: le direttive prevedono che le puerpere debbano essere trasferite ad ogni costo al Dipartimento materno infantile dell’Opa. Sarebbe stato un viaggio in ambulanza a rischio perché il lieto evento è avvenuto 27 minuti dopo la visita del ginecologo.
Vale a dire che la donna avrebbe potuto dare alla luce il neonato, magari sotto un ponte autostradale così come è avvenuto in altre occasioni. Si è evitata una nascita «in corsia di emergenza». Ma alle 7 del mattino è arrivato il contrordine: la puerpera e il neonato dovevano essere comunque trasferiti a Massa. Come recitano i protocolli aziendali non potevano essere assistiti in una struttura che non esiste.
E’ la nevrosi della politica sanitaria: non conta ciò che è pratico, ma il «diktat» aziendale. Ma ora magari i dipendenti dell’azienda, che hanno fatto il loro dovere rischiano la censura, sicuramente un «audit» aziendale nel corso del quale verranno esaminati tutti dettagli dell’episodio sanitario : «Perché non avete trasferito la paziente, così come “ordinato”dal primario ?».Non tanto nell’interesse della paziente, ma delle prescrizioni aziendali.
«Il Comitato Paola Fanti ribadisce la sua contrarietà alla chiusura del punto nascita – commenta la presidentessa Anna Petri — poiché tale decisione continua a mettere a rischio la vita delle mamme e dei nascituri. Occorre sottolineare l’inadeguatezza del percorso nascita che in più di un’occasione ha messo il personale del reparto di ostetricia e ginecologia, in situazioni di difficoltà, dovendo prendere decisioni che non sono contemplate nelle disposizioni della direzione della Asl, per salvaguardare l’incolumità delle donne e dei neonati, subendo ogni volta richiami e indagini sull’operato svolto".