Firenze, 22 maggio 2016 - Caro direttore, osservo il dispendio di energie che tutto il mondo della comunicazione ha riservato alla morte di Marco Pannella. Vedo sempre con sospetto questi 'necrologi' di massa. Mi pare ci sia molta ipocrisia. E’ vero che quando uno muore si perdona tutto, ma mai in passato Pannella aveva registrato tanti consensi. 
Corrado Becchi, Prato

Caro Becchi,
il caso di Pannella è simile a quello di tanti altri grandi del passato: da vivo tutti lo detestavano e lo criticavano, da morto gli stessi lo divinizzano e ne avvertono la mancanza. Lo dico con rammarico, ma con ragione: se Pannella e i radicali avessero avuto metà dei voti di quelli che adesso piangono la morte dell’anziano leader o di coloro che si sono messi in fila a Montecitorio per rendergli l’ultimo omaggio, allora non sarebbero stato un partito dello zero virgola come sono sempre stati. E’ vero che apprezzare una persona non significa automaticamente votarla, ma noto una grande distanza tra il livello di affetto che Pannella ha messo insieme nell’ultimo periodo della sua vita, quando ormai non contava più niente, e quando invece anni prima era profeta scomodo. Vescovi, cardinali si sono spesi adesso per lui, lui che era stato il simbolo dell’Anticristo.... Ma, si sa, così va il mondo. 

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