Milano, 7 febbraio 2018 - Gli imprenditori pratesi si sono distinti a Milano Unica  non solo per il numero così elevato di presenze (53 aziende), ma anche per le proposte di tessuti prodotti nel segno della sostenibilità e del rispetto ambientale.  Come allo stand del Lanificio Fortex di Roberto Rosati che lancia una collezione «una collezione in parte di tessuti riciclati: proponiamo tessuti di cotone riciclato con colori nuovi per l’uomo come verde e rosso, oltre ai classici grigio, nero, cammello e beige. Il cotone riciclato viene realizzato da una azienda certificata e che si trova in area comunitaria». Allo stand di Marini Industrie i tessuti sono declinati nel segno della sostenibilità: «Presentiamo green cell, una viscosa sostenibile per il processo di lavorazione, oltre ad essere lavabile ed antibatterica», spiega Francesco Marini. La prima giornata è partita un po’ in sordina in un salone del tessile che ha richiamato clienti italiani, europei, ma anche americani, coreani e cinesi. L’aumento dei costi delle materie prime fa preoccupare gli imprenditori, come Sandro Ciardi della Dinamo Contemporary Fabrics. «L’aumento dei costi delle fibre naturali provoca dei problemi con i listini per la stagione. Si devono comunicare i prezzi che poi dovranno essere confermati in futuro - sostiene Ciardi -. Non si capisce se l’incremento dei prezzi delle materie prime sia una speculazione e per noi che non abbiamo grandi scorte in magazzino siamo maggiormente esposti». Franco Miliotti della Milior è a Milano Unica in zona Idea Biella, ma sta già pensando a Premiére Vision: «Nella collezione abbiamo il ritorno dei tessuti tecnici e delle fantasie. Oltre all’aumento dei prezzi delle lane c’è da tener d’occhio l’andamento del dollaro». 

E c’è chi coglie l’occasione  della vetrina milanese per annunciare  progetti d’archivio delle collezioni. Come alla Dinamo Contemporary Fabrics Sandro Ciardi mette a punto il video firmato dal regista Tommaso Santi per lanciare il progetto dell’archivio dell’azienda. «Sentiamo l’esigenza di avere un archivio delle nostre collezioni così che il cliente possa visionarle senza difficoltà. Abbiamo ben 15.000 collezioni da mostrare».  Come allo stand di Faliero Sarti dove la collezione primavera estate «privilegia la parte dei tessuti più puliti, meno lavati e più rifiniti», come dice Maurizio Sarti.  Allo  stand del Lanificio Cangioli 1859 c’è un bel viavai di clienti. «Il 2017 è stato un anno positivo», afferma Vincenzo Cangioli. «Come azienda abbiamo fatto da quindici anni ad oggi grossi investimenti sulla parte industriale e un grosso lavoro di ricerca su quella del lanificio. L’export rappresenta il 70% del nostro fatturato che si rivolge a Europa, Nord America e Asia».  Soddisfatto della fiera Franco Bini della Lds. Alla Rossoforte by Notetessili si è ottimisti: «Vediamo buone prospettive, anche se la partenza è stata in sordina - dice Alessandro Giacomelli - nella collezione abbiamo tinto filo con quadri e righe, cotone, viscosa e lino». Al Lanificio Luigi Ricceri si avverte forte il doppio successo infilato alla fine dell’anno con il tessuto usato per un vestito della duchessa Kate Middlenton e con la video-installazione di Felice Limosani con proiezioni sul David ispirate ai tessuti del lanificio. 

«La risonanza della video installazione è stata mondiale con articoli perfino sul New York Times – dice Francesco Ricceri – La nostra azienda, che ha 110 dipendenti, è a ciclo completo. Abbiamo un nuovo stilista biellese: Marco Rivetti». Allo stand di Delfi regna il colore nelle foto scattate da Aldo Fallai: «La nostra materia prima resta il poliestere a partire da scarti tessili e da bottiglie – dice Leonardo Delli – i nostri prodotti sono realizzati al 99% con materiali riciclati». Critico Mario Maselli della Emmetex: «Le fiere ci riempiono di tante aspettative che poi vengono disattese, perché poi il mondo viene a vedere il bello ed il buono, ma poi va a fare acquisti altrove». Sulla esigenza di anticipare la data della fiera primavera-estate non tutti gli imprenditori pratesi sono d’accordo: c’è chi la ritiene un’arma a doppio taglio e chi invece un modo per avere maggiore appeal su una fetta di clientela, spostando addirittura la data non a gennaio, ma a metà dicembre.