Prato, 8 novembre 2014 - Il verde petrolio limaccioso e il nero segnano la cifra cromatica della scena cristallizzata in cui si muovono i personaggi rinchiusi, anche essi, nel fondersi dei due plumbei colori. Pare di venire risucchiati nelle sabbie mobili dell'animo umano corroso dalle insoddisfazioni e dalla recriminazioni delle esistenze. E il senso claustrofobico accresce al pensiero che Edgar, Alice e Kurt si muovono, come in scatole cinesi, dentro al faro funereo, isolati dalla famiglia umana per scelta su un lembo di terra circondato dal mare.

Non una luce calda del sole, non il pulsare rassicurante del faro, ma il vento minaccioso (non solo fisico con i carrelli che spostano i mobili della scenografia di Marco Rossi, ma anche interiore) una luce gelida da anatomia scientifica dei vizi e poche virtù di una coppia di coniugi insieme da 25 anni malgrado l'astio reciproco e di un cugino- bamboccione che da quasi maggiordomo si trasforma a contatto coi parenti persi di vista da almeno tre lustri in un demonio, clone di vita malata in cui ci si nutre del sangue dell'altro inteso come aspirazioni e volontà represse. Vampiri che secondo la tradizione letteraria non si risparmiano nel mordersi a collo l'uno con l'altro e che Luca Ronconi impiega per accentuare il noir grottesco di questo testo tratto da August Strindberg, "Danza macabra" in scena al teatro Metastasio Stabile della Toscana fino a domani, domenica 9 novembre.. In quel perimetro ben delineato fatto di pochi oggetti, un letto che pare un pulpito dal quale sindaca le sue verità Alice-Adriana Asti, due divani uno per Edgar- Giorgio Ferrara e i suoi grotteschi mancamenti e l'altro per l'ospite Kurt- Giovanni Crippa, prima intimorito, poi indiavolato, i personaggi usano atteggiamenti umani e atteggiamenti quasi animaleschi con quel mettersi a quattro zampe. Lo spettatore capisce bene i due livelli in cui si muovono Alice ed Edgar: più pacati (Edgar chiama Alice bambina quando sono soli e decidono di festeggiare le nozze d'argento ed Alice posa la testa sul petto del marito capitano mai cresciuto di grado)quando sono soli circoscritti in un'ipocrisia borghese e diavoli scatenati nell'inferno del faro nel recitare davanti a Kurt ciascuno la parte del marito e della moglie rivali e in gara per la palma della malvagità. Un agone che nel faro di Strindberg ha come unico spettatore e miccia di questo circo nero il cugino venuto da lontano. E la danza di morte ha inizio.

Con un Ferrara maschera della maschera del marito nelle sue boccacce e nelle sue improbabili danze accompagnato dalle note strimpellate al pianoforte da Alice-Asti, fredda calcolatrice e capace di far emergere dalle acque limacciose di quel l'inferno domestico il suo essere donna vittima e carnefice dell'uomo dal quale è stata tratta in inganno per essere maritata. Non c'è posto per il mondo esterno nel faro: l'eco si avverte per la musica di festa proveniente dalla casa del dottore, dal ticchettio del telegrafo e dai figli di tanto in tanto nominati ma lontani in città. Se Kurt e' giunto sull'isola per gestire un'area di quarantena, in realtà quando lascia la casa dei parenti e' lui stesso malato di vampirismo: è lui che avrebbe bisogno di finire in quarantena e invece scappa per andare a infettare altri luoghi della malvagità dalla quale e' rimasto contagiato. Ronconi scende nella profondità del testo, scandaglia i personaggi e anzi li analizza da anatomo patologo dell'animo umano. Un lavoro che richiede quel giusto cinismo per sopravvivere alle brutture della vita e della morte e che fa sfociare in risate situazioni domestiche di conflittualità e cattiverie sputate con tanta amenità dai personaggi creati da Strindberg.

Intanto oggi, sabato pomeriggio, alle 17 la compagnia Ferrara-Asti-Crippa incontra il pubblico al Metatasio per parlare dello spettacolo.

Sara Bessi