Prato, 11 settembre 2017 - «Devastato». E’ lo stato d’animo del carabiniere, 43 anni, residente in provincia di Prato, indagato per la presunta violenza sulle due studentesse americane avvenuto a Firenze nella notte tra mercoledì e giovedì. Il militare – attraverso il suo legale, Cristina Menichetti – ha confermato di essere consapevole di «aver fatto una cosa inqualificabile» ma anche di non saper spiegare il «perché mi sono fatto trascinare in questa situazione». «Non mi sono accorto che era ubriaca», ha detto, «non ho percepito nessuna contrarietà» al rapporto sessuale. Una versione che lo stesso militare ha confermato di fronte ai pm sabato mattina quando è stato interrogato. E oggi dovrebbe essere ascoltato anche il secondo militare, 28 anni, iscritto nel registro degli indagati, che era con l’appuntato scelto quella maledetta notte.

Intanto le indagini vanno avanti concentrandosi su quella telefonata al radio taxi e sulle nuove dichiarazioni fornite dalle ragazze. Una delle due avrebbe presentato agli investigatori un video fatto col telefonino: pochi minuti nei quali sarebbe stata ripresa la violenza sessuale nell’androne del palazzo in centro a Firenze dove le due americane abitano. Immagini nelle quali si vedrebbero i pantaloni della divisa e una fondina. Immagini accompagnate dalle urla della giovane. Una prova tutta da valutare e confermare.

Intanto tra i punti da chiarire resta quello della telefonata al radio taxi. Chi ha effettuato la chiamata e con quale telefono? Ma soprattutto, quel contatto con la radio dei taxi per chiedere un’auto bianca di fronte al Flò al piazzale Michelangelo a Firenze, c’è realmente stato? Il dettaglio di quella telefonata è importante per conoscere a fondo il comportamento che i militari, inviati al Flò in seguito a una chiamata per rissa, avrebbero tenuto poco dopo l’incontro con le due giovani di 21 e 19 anni. Una delle quali ieri ha raccontato: «Sono stati i carabinieri a offrirsi di accompagnarci: avevamo chiesto a loro un taxi e ci hanno detto che non c’era». Per questo la procura sta vagliando i tabulati del centralino di una delle due cooperative che gestisce il servizio taxi in città.

Un tassello importante nella ricostruzione di quello che può essere avvenuto quella notte è arrivato dall’interrogatorio richiesto ai pm dallo stesso capopattuglia. Sabato l’appuntato scelto ha ammesso di fronte agli inquirenti che il rapporto sessuale c’è stato, ma non la violenza. Ha spiegato che il rapporto è avvenuto solo perché la ragazza era «lucida, consapevole, consenziente». «Io ho vent’anni di carriera alle spalle, non sono uno stupratore», avrebbe dichiarato. E l’altro militare? Che ruolo ha avuto il 28enne la notte tra mercoledì e giovedì? Quali le sue presunte responsabilità? C’è una scelta processuale diversa rispetto al collega da parte del più giovane componente della pattuglia che giovedì alle 2.15 ha riaccompagnato con la gazzella le due ventenni nella loro casa di Borgo Santi Apostoli? L’uomo potrebbe essere sentito già oggi dai pm.