Prato, 17 luglio 2017 - Una reazione a catena data molto probabilmente dal caldo, che ha surriscaldato un fusto, con l'esplosione poi di tutti gli altri. Potrebbero essere le alte temperature di questi giorni una delle cause della nube urticante che si è sprigionata a Prato nella serata di domenica 16 luglio. Esposizione solare ma anche umidità: questi due agenti esterni combinati avrebbero portato alla reazione, allo scoppio e alla conseguente nube. Ed è stata una serata di paura a Prato, con le forze dell'ordine e quelle di Protezione Civile che hanno assistito la popolazione. Vigili del fuoco, Arpat e Asl hanno lavorato per capire le cause dell'incidente, avvenuto in una traversa di via Galcianese in una ditta che tratta materiali chimici per il settore tessile. Arpat e Asl hanno diffuso una nota congiunta. La ditta Daykem intanto fornisce la sua versione: 

​"All'origine di quanto avvenuto la sera scorsa - si legge in una nota di Daykem - vi sono dei fusti di biossido di tiourea, uno sbiancante di uso molto comune, che la nostra azienda non produce ma si limita a commercializzare senza nemmeno aprire le confezioni provenienti dalla fabbrica dei nostri fornitori. La sostanza deve essere gestita in maniera appropriata, in locali con condizioni adeguate di aerazione e in una situazione ambientale che escluda il contatto con l'acqua e con temperature superiori ai 126 gradi: è esattamente quanto abbiamo fatto, come abbiamo potuto dimostrare ai soggetti (Arpat, Asl, vigili del fuoco) che sono intervenuti e che hanno effettuato le loro ispezioni. Non ci è stata contestata, al momento, alcuna negligenza o inadempienza alle regole di tenuta della sostanza e siamo certi che la correttezza del comportamento di Daykem sarà confermata anche dagli ulteriori accertamenti. La situazione è pienamente sotto controllo e l'attività aziendale sta proseguendo regolarmente. Continueremo ad analizzare quanto avvenuto, in collaborazione con gli enti di controllo, per comprenderne le ragioni. E' infatti nostro interesse primario evitare che si ripetano episodi simili e porre in opera tutto quanto necessario - anche al di là di quanto imposto dalle regole in proposito, già pienamente rispettate - per scongiurare una simile eventualità".

Arpat e Asl sono stati allertati intorno alle 20.30 dalla polizia municipale e «hanno collaborato con i vigili del fuoco per definire il quadro dei rischi possibili», rilevano inoltre che «intorno alle 23:30 il fenomeno ha cominciato ad attenuarsi per gli interventi di tamponamento messi in atto dai vigili del fuoco», la cui azione ha «bloccato la reazione chimica».

Ancora sulle cause, dall'ispezione che i vigili del fuoco sono riusciti a fare all'interno dei locali della ditta, assieme ai tecnici dell'azienda, «è emerso che il problema era originato dal deposito dei fusti di Biossido di Tiourea (CAS 1758-73-2)», un agente «candeggiante in granuli che reagisce con l'umidità degradandosi e scaldandosi».

Il prodotto, prosegue la nota, «si decompone a 126 gradi, ma anche esposizioni prolungate a temperature superiori ai 50 gradi ed umidità possono causare decomposizione in ammoniaca, ossido e biossido di carbonio, solfuro di idrogeno e ossido di azoto. La sostanza e alcuni suoi composti di degradazione, in particolare acido solfidrico e ammoniaca, sono fortemente odorigeni». «I gas di decomposizione - si spiega ancora - possono dare effetti irritanti in funzione della concentrazione in aria e quindi della distanza dal punto di sviluppo dei gas stessi; irritazioni dell'apparato respiratorio, in questo caso, possono verificarsi solo nelle immediate vicinanze del punto di sviluppo del gas. Per questo, per motivi precauzionali, la popolazione delle abitazioni circostanti è stata invitata, con la collaborazione della Protezione civile, a stare all'interno delle abitazioni, chiudere le finestre e tenere spenti gli impianti di condizionamento». Scattano intanto nuove verifiche.