Prato, 12 gennaio 2017 - Non c'è pace per la Ceffetteria della biblioteca Lazzerini. Gli studenti che ogni giorno frequentano la Campolmi sembrano destinati a restare senza colazione, pranzo e caffè di metà pomeriggio. Dopo una lunga chiusura di cinque mesi finalmente a febbraio dello scorso anno il bar era stato riaperto. Peccato che adesso sia di nuovo chiuso. Una decisione presa dal gestore che ha colto di sorpresa anche anche la stessa Fondazione Museo del Tessuto che si scusa con l’utenza: «Prendiamo atto che il servizio di caffetteria aperto al polo Campolmi è stato sospeso dall’attuale gestione senza preavviso.

Scusandosi con l’utenza del polo per il disservizio, la Fondazione comunica che si adopererà fin da subito per verificare i termini e le modalità di ripristino del servizio», dice tramite comunicato il direttore del Museo del Tessuto, Filippo Guarini. Un fulmine a ciel sereno che comunque sta lasciando decine di utenti della biblioteca nuovamente orfani di un punto di ristoro. Il bando, promosso dal Museo del Tessuto, era stato vinto dalla Cibino holding, società che gestisce anche il ristorante take away di via Pomeria. Adesso la decisione improvvisa di non riaprire il bar della Biblioteca dopo la pausa natalizia. Una decisione che è stata presa in autonomia dal gestore e che adesso la Fondazione Museo del Tessuto sta verificando.

La morale della favola è comunque solo una e tutta a discapito degli utenti (soprattutto studenti) che anche in passato avevano protestato proprio per la mancanza di un punto ristoro. In particolare la Cibino holding avrebbe dovuto gestire i 140 metri quadri della caffetteria per i prossimi tre anni, quindi fino al febbraio 2020. Prima di Cibino il locale era gestito dal gruppo Miraglia che nel 2016 si era ritirato, poi il bando che richiese tempi tecnici e la chiusura di cinque mesi e quindi l’ingresso di Cibino nella gestione. Adesso di nuovo una chiusura che non era stata minimamente annunciata. Restano ora da capire le ragioni e anche i termini del bando di concorso visto che il gestore avrebbe dovuto garantire il servizio di ristoro fino al 2020, ossia per i prossimi due anni.