Prato, 27 luglio 2017 - Si allarga  l’inchiesta sui baby calciatori africani portati in Italia in modo irregolare e sulle presunte frodi sportive. Questa volta la squadra mobile, diretta dal vicequestore Francesco Nannucci, ha bussato alla porta di un’altra società di calcio pratese, il Jolly Montemurlo. La polizia è andata ieri mattina nelle sede di Oste a prelevare alcuni documenti, non un sequestro ma solo un’acquisizione di atti che saranno visionati dai pubblici ministeri titolari delle indagini, Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli. I riflettori si sono accesi sul Montemurlo, retrocesso in Eccellenza dopo l’ultima stagione in serie D, dopo alcune dichiarazioni rilasciate da indagati e persone informate sui fatti che sono state ascoltate nei giorni scorsi in procura. E in effetti tra le carte è stata trovata una lettera d’invito per uno stage sportivo indirizzata a una giovane promessa del calcio di origini ghanesi. Lettera che verrà vagliata attentamente dai sostituti procuratori anche perché non risulta che il giovane calciatore sia mai arrivato al Montemurlo o che si trovi in Italia. Al momento, comunque, nessun dirigente della società è indagato. 

Il sistema degli inviti delle società di calcio per stage sportivi sarebbe – secondo quanto accertato dalla procura – uno dei metodi usati da diverse società di calcio per portare in Italia le giovani promesse senza rispettare le norme sul testo unico dell’immigrazione. Un metodo forse ben oleato che, dopo Prato e Sestese da cui è cominciata tutta l’inchiesta, potrebbe esterndersi a macchia d’olio anche su altre squadre. Al momneto le indagini hanno portato agli arresti domiciliari il presidente della Sestese Filippo Giusti e il procuratore sportivo Filippo Pacini, oltre che all’interdizione per quattro mesi dalla guida del Prato di Paolo Toccafondi. 
In carcere è finita solo Stephanie Nety per aver fatto entrare in Italia illegalmente un’altra giovane promessa, Esmond Davilla, di cui si è finta madre naturale per ottenere il ricongiungimento familiare. Davilla è uno dei casi più eclatanti dell’inchiesta: appena 14 anni sarebbe dovuto passare alla Fiorentina dopo essere stato tesserato dalla Sestese. La donna ha spiegato di essere la zia del ragazzo e di averlo portato in Italia, seppur illegalmente, solo per «salvarlo dalla guerra». Una versione che dovrà essere confermata dopo che la stessa Nety è stata interrogata per oltre quattro ore in procura. Un’interrogatorio fiume nel quale i pubblici ministeri hanno tentato di ricostruire i rapporti della donna con i due presidenti delle società sportive, Toccafondi e Giusti – che Nety ha detto di non conoscere –, e con il procuratore sportivo. 
Diverso il filone della frode sportiva che ha sollevato dubbi sulla regolarità di una dozzina di partite tra cui lo spareggio del Prato col Tuttocuoio.