Prato, 14 luglio 2015 - "Sono delle bestie. Sono riusciti persino a rubare la fede nuziale a mia madre”. Sono decine le persone, scure in volto e visibilmente colpite, che entrano all'assemblea indetta alla Rsa di Narnali. Arrabbiati, delusi, ma anche desiderosi di giustizia. E di punizioni esemplari.

“Ricordo bene quando tornò a casa e non aveva più l'anello – racconta Monica Mannelli - Sono andata dalla direttrice, ho posto domande, ho trovato un muro di omertà”. C'è anche chi non riesce a trattenere le lacrime, frutto di giorni di tensione e dolore. “Mia mamma ha 99 anni – dice Alessandro Renzo Zannone – Non riesco a dormire da quando ho visto quelle immagini. Come si fa a picchiare un anziano? Come fanno la mattina a guardarsi allo specchio e a non farsi schifo?”.

Molti sottolineano anche le capacità di alcuni infermieri, totalmente estranei alla vicenda giudiziaria. Altri ricordano come il servizio diurno e quello notturno siano completamente diversi. In molti evitano di parlare, per timore, come ci dice una signora “di dire cose delle quali potrei pentirmi”. Alle nove e mezzo poi arriva una coppia, che si tiene stretta per mano.

“Sì, mia zia è una delle donne che si vedono nei video – afferma Stefania Venezia – In questo momento sono sicura solo di un aspetto: che voglio andare fino in fondo, non accetterò che mi si dia spiegazioni generiche. Fatti del genere non possono e non devono capitare. Mai più”.

Un fermo immagine dei maltrattamenti ripresi dalle telecamere (foto Attalmi)

Sono almeno cinque i conducenti di auto che passano da Narnali ed urlano di tutto contro la clinica dell'orrore. Assassini è la parola meno violenta. In realtà è l'intero paese che si è ribellato a questa incredibile vicenda. Un passante ci racconta di conoscere “bene una delle infermiere. Abita vicino a casa mia, ma mi auguro sinceramente che venda la sua casa. Qui lei non deve più restare”.

Trascorrono i minuti e velocemente l'orologio segna le dieci e mezzo. Un uomo, sulla trentina esce dall'Rsa urlando. “Sono dei buffoni, basta – si sfoga Alessandro Montagna - Mia zia aveva il terrore di stare qui, era triste e stanca. La imbottivano di pasticche. Erano giorni che chiedevo spiegazioni, ma nessuno voleva darmele. Ora voglio che paghino tutti, ad iniziare dalla direttrice. È lei la vera colpevole. Lei e tutta la classe politica che governa la nostra amata regione”.

Christian Campigli