Una lunghissima giornata ricca di tensioni e ironie
Prato, 2 febbraio 2012 - «ANDRO’ AVANTI fino alla fine, per me è un dovere». Dopo una giornata lunghissima, dopo cori, proteste, duri attacchi reciproci fra maggioranza e opposizione, dopo minacce di querele (la consigliera Sanzò verso l’assessore Milone che le ha chiesto come abbia fatto ad entrare in Asm), tensioni, ironie, almeno una trentina di interventi e quasi sei ore di dibattito, il sindaco Cenni ha incassato la fiducia del consiglio comunale e la possibilità di proseguire il mandato. E’ finita come ci si aspettava: 22 no (Pdl, Udc, Lega Toscana e Lega nord, Prato Libera e Sicura) alla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv, 16 sì (gli stessi democratici e l’Italia dei valori), un astenuto (Bini di Fli, che è stato duro con Cenni), mentre l’altro finiano Lorusso non ha partecipato alla votazione. Cenni dunque resta al suo posto e lo farà fino al 2014, salvo due eccezioni che lui stesso ha messo sul piatto ieri sera, ormai quasi alle 21: «Me ne andrei solo se mi rendessi conto di non poter più dare un contributo positivo e in caso di sfiducia del consiglio, che è sovrano».
IL GIORNO del giudizio è cominciato presto in Comune e subito con qualche tensione. Già prima delle 15 qualche sostenitore di Cenni è riuscito a guadagnare la sala del consiglio occupando le prime file e sistemando un lungo striscione («Noi che amiamo Prato siamo con Cenni»), mentre i sostenitori del centrosinistra sono rimasti fuori al freddo ad aspettare che fosse possibile salire. Quando i consiglieri del Pd se ne sono accorti hanno protestato dando vita al primo dei tanti scontri verbali del pomeriggio.
Intorno alle 16 il consiglio è cominciato con soli due assenti: Vanni nel Pd e Innaco nel Pdl, poi arrivati qualche minuto dopo. Anche lo spazio riservato al pubblico si è riempito completamente. I sostenitori di Cenni erano più numerosi, ma anche i contestatori, al grido «Dimissioni», si sono fatti sentire.
IL PRIMO a parlare è stato il capogruppo del Pd Carlesi che ha illustrato la mozione di sfiducia: «Cenni si è presentato come un imprenditore di successo che doveva tirare Prato fuori dalla crisi, ma fin da subito è emerso il problema del doppio ruolo di sindaco e azionista di un gruppo, la Sasch, sul quale dopo le elezioni sono emersi problemi. Nessuno vuole entrare nel merito dell’avviso di garanzia per bancarotta, ma il nodo non è mai stato sciolto e ora viene meno l’autorevolezza del sindaco verso le istituzioni e le categorie economiche. Inoltre registriamo una totale assenza di progetti e un conflitto personale. Mi chiedo se Cenni abbia la serenità per ricoprire il suo ruolo».
Dalla parte opposta dell’aula ha risposto il capogruppo Pdl Baldi, annunciando che il gettone dei consiglieri sarebbe stato devoluto ai figli dei carabinieri perché si trattava di «un dibattito strumentale» e non nell’interesse dei cittadini.
«Questa è una delle pagine peggiori della storia del consiglio comunale di Prato — ha detto — La multa a Estra dimostra che le colpe in sede amministrativa sono di altri, non di questa giunta. Dovremmo forse chiedere le dimissioni di tutti i sindaci soci del centrosinistra? I bindoli non siamo noi ed eserciteremo il nostro mandato nonostante i sit-in e le case del popolo».
UNA VOLTA APERTO IL fuoco tutto il dibattito si è giocato intorno alla domanda posta dall’opposizione: può un sindaco indagato essere un buon sindaco? Nessun dubbio da parte dei consiglieri di centrodestra e degli assessori, tutti rimasti a fianco di Cenni fino alla fine e intervenuti per difendere l’uomo e il primo cittadino, molte perplessità e duri attacchi invece da parte del centrosinistra, con i partiti sempre pronti a rinfacciarsi per ore la cattiva gestione del Comune e delle partecipate nelle scorse legislature (il tema preferito dai consiglieri di maggioranza) e l’assenza di progetti oggi (quello dell’opposizione).
ALLA FINE ha preso la parola il sindaco che ha rivendicato come «scelte a tutela della città» il no sul progetto ex Banci, il mancato riacquisto dell’area ospedaliera per 43 milioni, la battaglia per far pagare anche alla Regione il raddoppio della declassata, la frenata sulla tranvia. «Certo, forse era più comodo non fare nulla — ha aggiunto — ma non è vero che non abbiano fatto nulla. Sulla gara del gas, per esempio, abbiamo cercato di tutelare gli interessi della città e per un anno e mezzo ci hanno dato di mafiosi...». Poi la difesa è scesa sul piano personale: «Andate a vedere le mie agende e controllate pure i miei tabulati telefonici — ha detto Cenni ai consiglieri di opposizione — Guardate quanto tempo ho sottratto al mio ruolo di sindaco per la mia azienda. Io ho già fatto la mia scelta e per fortuna ho doni come la mia famiglia e la testimonianza di affetto di oggi. Mi hanno fatto molto piacere anche le telefonate di alcuni ex dipendenti. andrò avanti». Il finale è una battuta al veleno: «Sono sereno. E comunque nella maggioranza c’è anche uno psichiatra: semmai mi aiuterà lui».
di LEONARDO BIAGIOTTI