Prato, 19 gennaio 2012 - DOMENICA scorsa La Nazione detta la notizia che la Provincia di Prato ha deciso di aumentare del 3,5% l’aliquota dell’imposta di sua competenza sulle polizze di assicurazione per la responsabilità civile auto. L’aliquota sale dal 12,5% stabilita per legge, al 16%: ciò significa che un sesto del molto, troppo denaro che che lasciamo al nostro assicuratore andrà all’ente che la politica annuncia da anni di voler abolire e al quale lo stesso governo Monti avrebbe concesso pochi mesi di vita istituzionale. Diciamo «avrebbe» perchè fra intenzioni del governo e capacità di attuazione, c’è di mezzo il mare.
Quale che sia il destino delle Province - quella di Prato compresa - la stangata sull’auto decisa da Palazzo Buonamici in totale assenza di comunicati stampa fra Natale e San Silvestro, è un colpo bassissimo.
PERCHÉ la maggior parte di noi usa il veicolo per lavorare o andare al lavoro. Perché non tutto ciò che circola è (fiscalmente) paragonabile suv di vacanzieri a Cortina. Perché con le tariffe che corrono (quelle reali, non i 400 euro l’anno ipotizzati dall’assessore Beltrame per polizze rarissime a trovarsi) l’aumento non sarà di soli 14 euro, ma di molto più. Perché sottrarre dalle nostre tasche duemilioniseicentomila euro (a tanto ammonta la manovra rc auto) in un periodo come questo è un’operazione che nessun investimento pubblico può compensare.
Gestri risponderà che la Provincia è un ente «leggero» con soli 180 dipendenti e appena il 18% della spesa destinata al personale (ma qualcuno obietterà sugli appanaggi manageriali). Che lui non usa le auto blu. Che sotto la sua gestione sono stati attivati risparmi sconosciuti in passato. Bene, ma qui a fianco mostriamo quanto costa la gestione di una Fiat Punto a un giovane lavoratore. È proprio il caso di aggravare la situazione?
A VOI LETTORI, un invito e un’opportunità: chiedete alla Provincia di ripensare al provvedimento. Saremo noi a inoltrarle le richieste che ci invierete tramite e.mail e fax. Le aspettiamo.
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