La vicepresidente della Provincia: "Quell'articolo dev'essere cambiato"
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PRATO, 6 SETTEMBRE 2011 - “Nella manovra anticrisi del Governo c’è un articolo di gravità inaudita che riduce drasticamente e drammaticamente la possibilità per i disoccupati di riconvertirsi e di trovare nuovo impiego. E’ un danno pesantissimo per i lavoratori del distretto tessile. Non distruggiamo le buone pratiche, quell’articolo deve essere cambiato”.
E’ questo il messaggio-appello che oggi Ambra Giorgi, vicepresidente e assessore al Lavoro e Formazione della Provincia di Prato, ha inviato ai parlamentari pratesi (Giacomelli, Lulli e Mazzoni), ai consiglieri regionali, ai sindacati e a tutte le forze economiche. "Mi chiedo cosa c’entra - scrive Giorgi - a fianco dei provvedimenti fiscali e alla riduzione dei costi della politica, una disposizione sui tirocini che non ha alcun effetto sulle casse dello Stato”. La vicepresidente della Provincia punta il dito sull’articolo 11 del decreto, dove si afferma che “i tirocini possono essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati e neo laureati”.
Non solo: oltre a neo diplomati e neo laureati i tirocini sono limitati esclusivamente a categorie svantaggiate e studenti. Inoltre, per chi ha conseguito il diploma o la laurea, la possibilità di essere presi in stage è limitata ai primi 12 mesi dalla fine degli studi: dopo questo periodo, l’inquadramento andrà effettuato con un vero e proprio contratto. Infine, i tirocini potranno avere durata massima di sei mesi.
“L’intento dichiarato, e condivisibile, del ministero del Lavoro sarebbe quello di ridurre l’utilizzo dello stage, favorendo al contempo l’assunzione tramite contratti veri. Ma non si capisce come si possa conseguire tale obiettivo semplicemente limitando i tirocini”, sottolinea preoccupata Giorgi.
Nello stesso appello Giorgi ricorda che soltanto nel corso del 2010 il Centro per l’impiego della Provincia di Prato ha promosso 580 tirocini per altrettanti lavoratori disoccupati e che il 50% di questi hanno trovato lavoro. “Togliere la possibilità ai disoccupati di svolgere un periodo di formazione direttamente “on the job”, significa ridurre drasticamente le loro opportunità di riconvertirsi, acquisire una qualificazione e, quindi, di ritrovare un lavoro. Significa, più semplicemente, limitare fortemente il loro diritto a trovare un impiego. Una cosa di una gravità inaudita”, mette in evidenza la vicepresidente della Provincia. Giorgi sottolinea che “In questi anni di crisi il tirocinio è stato uno dei più potenti strumenti di politica attiva del lavoro in mano ai servizi pubblici per l'impiego”. “Al ministero del Lavoro, come pensano che siano stati riconvertiti i tanti lavoratori espulsi dall'industria tessile verso mestieri come l'assistente di base, il pizzaiolo, il pasticciere, il giardiniere; solo con lezioni teoriche svolte in aula? Come credono che, negli anni, siano stati socializzati al lavoro nell'industria laniera centinaia di lavoratori stranieri; solo con corsi di mediazione culturale?”, chiede polemicamente la vicepresidente nella sua lettera.
Recentemente sempre sul fronte delle norme sui tirocini (introdotti nel 1997 da un articolo della Legge Treu e regolati più in dettaglio con un decreto ministeriale nel 1998) si è mossa la Regione Toscana, l'obiettivo principale dell’intervento, dietro istanza delle organizzazioni sindacali, è stato quello porre un limite ad alcuni abusi nel ricorso agli stage e soprattutto definire alcuni standard di qualità. Difatti, soprattutto dietro i tirocini non organizzati dai servizi pubblici per l'impiego, si sono nascoste spesso forme di elusione delle norme in materia di assunzione e prassi di sfruttamento dei tirocinanti. “L'intervento della Regione, non privo di criticità che le Province toscane hanno messo in evidenza e che sono in parte state corrette – fa notare Giorgi - era pertanto mosso da finalità più che condivisibili e, comunque, non stravolgeva l'impianto generale di uno strumento che, al netto di alcuni abusi, ha rappresentato spesso la carta vincente per fare incontrare domanda e offerta di lavoro”.