A CONTARE sono le carte, quelle ufficiali. Niente altro, soprattutto il giorno dopo la firma dell’accordo con Impresa spa che salva 561 dipendenti, praticamente due terzi della forza lavoro di Btp. E le coarte hanno avuto ieri un rafforzamento: Alle 21 circa Raffaele Raiola leader del gruppo Impresa spa è uscito dalla sede della Btp dopo aver firmato l’accordo quadro per il passaggio del ramo pubblico al suo gruppo. Per la firma definitiva mancherebbero poche ore. Forse oggi. O al massimo domani. Salvo colpi di scena.
 

 

Intanto, l’insistenza del presidente della Regione Enrico Rossi su una seconda offerta per rilevare il gruppo edile di Calenzano, ha smosso i sindacati. E i dipendenti. Che spontaneamente ieri hanno scritto a Inzitari, al presidente del tribunale Genovese, al sindaco di Calenzano: «Se ci sono altre offerte prendetele in considerazione». La petizione passava di mano in mano, ieri nella sede di via del Colle a Calenzano. I lavoratori hanno la speranza che la coop emiliana (si tratta della Ccc di Bologna che ha sede anche a Firenze) possa assorbire anche il ramo privato della Btp, risolvendo integralmente il problema occupazionale dell’azienda. Dal fronte Ccc, la coop emiliana citata nella lettera molta reticenza. Un portavoce ha fra l’altro tentato di smentire l’esistenza di interesse del gruppo.

 

«FINO all’ultimo il commissario giudiziale ha escluso la presenza di ulteriori offerte – ha detto Adolfo Martino, Fillea Cgil Prato – su questo punto c’è stata una forte sollecitazione, ma il professore ha smentito e lo ha fatto davanti a diverse persone. Ora piomba la notizia di altri interessamenti nei confronti di Btp, e allora quante sono davvero queste offerte? Il presidente del tribunale faccia chiarezza. Siamo con i sassi alle porte, ma se c’è altro su cui ragionare forse vale la pena prendersi qualche giorno».
 

 

Enrico Menici, Filca Cisl Prato, ribadisce l’importanza della territorialità: «L’ho detto anche al commissario giudiziale: si tenga conto del territorio, è vero che i numeri devono tornare, ma qui si parla di posti di lavoro e quindi di persone. Se c’è uno spiraglio che può risultare vantaggioso per il territorio, lo si prenda in considerazione. Non so se davvero c’è un’altra offerta, ma dico solo che se così fosse sarebbe una da guardare con attenzione. Nessuno dimentichi che, comunque andrà, la nostra zona perde un’azienda leader nell’edilizia. Il rischio è il calo di posti di lavoro strutturati a fronte di una maggiore precarietà». Ernesto D’Anna, Feneal Uil Firenze, sposta la riflessione sulla Regione: «Se c’è un’offerta come sostiene Rossi, perché non è arrivata nel fine settimana? Perché la notizia è circolata solo lunedì? Eppure qualche ora prima di incontrare il professor Inzitari, ci siamo visti con l’assessore Simoncini per parlare delle aziende dell’indotto Btp, non ci ha detto niente di una seconda offerta».
 

 

DURO CON ROSSI è invece il capogruppo Pdl in Consiglio regionale Alberto Magnolfi: «Rossi interviene a gamba tesa in nella fase decisiva delle operazioni e con un sostegno tardivo e improprio si fa portavoce delle presunte aspettative di soggetti che, a quanto pare, non hanno sin qui manifestato alcun interesse alla vicenda nelle sedi dovute».

 

L’ACCORDO di lunedì mette al riparo, anche se per un tempo indefinito connesso all’avanzamento dei lavori nei diversi cantieri, tutti i dipendenti degli appalti pubblici, 30 tra impiegati e quadri e 8 dirigenti della sede amministrativa di Calenzano. Restano appesi alla speranza che si affacci un acquirente gli altri 54 dipendenti di sede e gli occupati del ramo commesse private, in tutto circa 130 persone.