Prato, 6 gennaio 2018 - Mentre «Napoli velata», il nuovo film di Ferzan Ozpetek, continua la marcia trionfale verso le vette della Top Ten dei film più visti (grande successo anche in città), «trattenendosi» per la terza settimana al cinema Eden, la multisala di via Cairoli propone una novità attesissima. Ogni nuova regia di Ridley Scott è di per se un evento, ma questo suo nuovo lavoro lo è di più per mille motivi. Per una storia molto italiana e per le vicissitudini che hanno costretto il regista inglese a rigirare in gran fretta molte scene in pochi giorni per «cancellare» definitivamente la presenza di Kevin Spacey, nome impronunciabile visto gli scandali sessuali che l’hanno visto protagonista tre mesi fa. Eh sì perché in «Tutti i soldi del mondo», Spacey ci avrebbe potuto regalare una strepitosa performance nel ruolo del miliardario Paul Getty. In quattro e quattr’otto sparito dal film e sostituito da un altro grande, il quasi novantenne Chistopher Plummer.

Roma, 1973, il nipote di uno degli uomini più ricchi del mondo viene rapito e torturato senza pietà fino al taglio di un orecchio, recapitato per posta. Giorni terribili che tutta l’Italia seguì con particolare apprensione. Il film di Scott ricostruisce quel lungo periodo che precedette la liberazione del giovane nelle campagne del Sud. Certo, questo film racconta di una Italia tremenda, animata da soggetti senza scrupoli. Ma in realtà il primo a non avere scrupoli fu proprio il nonno Getty che di sicuro non voleva scucire un soldo per riavere il nipote, pur essendo quello prediletto. Un uomo «mostruoso» alle prese con una galleria di mostri. Si salva solo il personaggio della mamma di Getty junior interpretato da Michelle Williams in una delle sue interpretazioni più convincenti. Ridley Scott racconta una storia molto italiana, non risparmiando orrore e folklore. Sempre all’Eden continua la programmazione anche di «Coco» della Walt Disney e di «Come un gatto in tangenziale», spiritosa commedia ben fatta, con due autentiche star della comicità made in Italy, Paola Cortellesi e Antonio Albanese.

AL CINEMA Terminale ecco «Morto Stalin se ne fa un altro», graffiante satira politica che ricorda la notte del 2 marzo del 1953, notte in cui il segretario generale dell’Unione Sovietica se ne stava andando, forse pentendosi di aver rinchiuso nei Gulag i migliori medici. Eccellente film d’autore al Pecci con «Corpo e anima» e «Gruffalò e il gruffalò e la sua piccolina» ad orari alterni fino a mercoledì 10.

Federico Berti