Prato 11 febbraio 2015 - Un migliaio di persone ha partecipato  all'incontro  fra i vertici di Banca Popolare di Vicenza e  i soci pratesi e toscani dell'istituto svoltasi al teatro Politeama. Dopo le introduzioni del presidente Stefano Dolcetta e dell'ad Francesco Iorio che hanno illustrato il nuovo piano industriale in vista dell'assemblea dei soci in programma il 5 marzo una ventina di intervenuti si sono avvicendati al microfono  raccontando fra l'altro drammatiche storie di denaro andato in fumo attraverso l'acquisto delle azioni al prezzo di 62,5 euro poi iscritte a bilancio a 48 e di fatto oggi dal valore irrisorio. Dal Microfono il racconto di "fidi elargiti a fronte di azioni e obbligazioni al 4% acquistate per 50 mila euro e che ora valgono carta straccia". Una pensionata riferisce di essere stata convinta ad acquistare  nel 2013 e nel 2014 azioni per oltre tremila euro pari a tutti i suoi risparmi.

Altri riferiscono di essersi fidati di "persone amiche come gli impiegati che li seguivano da anni e che d'un tratto hanno venduto titoli già svalutati. Tommaso Caparrotti, architetto che ha radunato su Facebook circa novecento risparmiatori,  delusi chiede se l'azienda abbia accantonato fondi per far fronte al risarcimento del danno. Altri domandano come avere ancora fiducia nell'istituto in vista dell'aumento del capitale per 1,5 miliardi che sarà deliberato il 5 marzo dall'assemblea. In quella data i soci voteranno anche la trasformazione da popolare a società per azioni dell'istituto e la decisione di quotate Bpvi in borsa. "Sono tre condizioni inevitabili per far vivere la banca -ha spiegato Iorio alla platea comprensibilmente tesa e che si è concessa segnali di piena ostilità - e che la banca viva è nell'interesse di tutti: della banca e di chi ci lavora, dei soci e clienti e dei territori in cui opera". Fra i quali Prato, seconda sede per raccolta dopo Vicenza, dove Bpvi controlla la maggioranza degli sportelli ereditati grazie all'invito orazione di CariPrato avvenuta a inizio 2011.