Prato, 13 ottobre 2014 - Un gesto di normale solidarietà verso una città dove vivono da un anno e dove «si sta bene anche per crescere le nostre figlie». Non potevano far altro che scendere in strada, una volta affidate le figlie in mani sicure, e inbracciare le pale per portare il proprio contributo a Genova, piegata dall’ennesima alluvione. Sono Benedetta Balleggi, 31 anni, pratese e Luca Antonini, 32 anni, volto noto in città per aver giocato nelle fila del Prato negli anni 2001-02 e adesso giocatore del Genoa. Moglie e marito affiatati e pronti a scendere in campo non per farsi immortalare a spalare il fango che soffoca le vie, le case e le attività del capoluogo ligure, ma perché convinti che quella fosse la «cosa giusta da fare».

«Nel pomeriggio di sabato è venuto spontaneo scendere in strada per dare una mano concreta ai nostri concittadini. Proprio pochi giorni fa mio marito in una intervista ha detto che Genova è una bella città e si sta bene anche per crescere le nostre figlie. Meglio di Milano da dove siamo arrivati. E di fronte a questa tragedia ci sentiamo tirati dentro in prima persona — racconta Benedetta — Abbiamo visto sotto i nostri occhi la devastazione dell’alluvione e i drammi della gente. Noi siamo stati fortunati e non abbiamo subìto danni dalla furia dell’acqua. Così abbiamo deciso di fare qualcosa insieme».

Come dire con semplicità e con la normalità di una coppia e che non è il giocatore «che scende in campo» per mettersi in mostra in una gara della solidarietà, ma è «l’uomo, la persona che vuole compiere qualcosa di concreto per la città».

«Siamo potuti andare insieme perché sono giorni liberi dal campionato. Non è giusto che vengano fatti paragoni fra chi è andato a spalare e chi no. Ognuno fa quello che si sente e proprio per i giorni liberi dagli impegni agonistici c’è chi ha raggiunto le proprie famiglie fuori da Genova», ribadisce Benedetta dalla freschezza e l’entusiasmo dei suoi 30 anni. Benedetta e Luca, indossati gli stivali di gomma, sono usciti in strada: «Non conosciamo ancora molte persone perché siamo arrivati lo scorso anno. Abbiamo incontrato un carabiniere che ci ha indicato una emergenza: dare una mano a spalare quel mezzo metro di fango in un negozio di abbigliamento per moto. Ci siamo diretti con le vanghe fino a lì e abbiamo iniziato il nostro lavoro — racconta Benedetta — La titolare del negozio ci ha ringraziati e abbracciati. Dovrà buttare via tutto: si è vista la disperazione negli occhi della gente».

Ad alcuni giovani tifosi del Genoa non è passato inosservato Luca, sebbene in vesti diverse rispetto a quando si lancia con grinta sul campo di gioco, sporco di un fango che solo con la solidarietà e il contributo di tutti può rappresentare una vittoria sulla distruzione. «Qualcuno intento a spalare il fango lo ha chiamato e gli ha detto ‘grande Luca’, poi tutti siamo tornati a togliere la melma», aggiunge Benedetta. E ieri, dopo il pranzo in famiglia con le figlie, Luca e Benedetta hanno deciso di portare un altro piccolo e silenzioso contributo, mentre le previsioni meteorologiche non fanno ben sperare e le scuole rimangono chiuse per tutta la giornata di lunedì: «Pensiamo di passare dal centro e cercare pale e attrezzi che servono per rimuovere fango e detriti. Non sarà facile trovarli perché ormai iniziano a scarseggiare nei negozi».

Sara Bessi