Mancano i prof, via alle maxi classi

Aggiungi un posto in aula, e poi due e poi tre e poi quattro: ma fino a quanti? A mettere in guardia, a Prato, sono state tutte le sigle sindacali riunite. A giugno Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, insieme alla Gilda, il sindacato autonomo degli insegnanti, si sono rivolti con una istanza al prefetto Maffei

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Prato, nuovo look del Copernico (Foto Attalmi)
Prato, nuovo look del Copernico (Foto Attalmi)

Prato, 1 settembre 2009 - Aggiungi un posto in aula, e poi due e poi tre e poi quattro: ma fino a quanti? A mettere in guardia, a Prato, sono state tutte le sigle sindacali riunite.  A giugno Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, insieme alla Gilda, il sindacato autonomo degli insegnanti, si sono rivolti con una istanza al prefetto Maffei.

Oggetto: la normativa sulla formazione delle classi – che prevede fino a un massimo di 33 alunni – sarebbe in contrasto con la norma di prevenzione incendi (decreto ministeriale 26 agosto 1992) alla luce anche di quanto previsto dalla nuova normativa sulla sicurezza sul lavoro (decreto 81 integrato e corretto dal Decreto legge. 106/09). Risultato: se mai come quest’anno le inflessibili “razionalizzazioni” all’organico docente decretate dal ministro Gelmini hanno costretto ai nastri di partenza classi decisamente sovraffollate, negli istituti pratesi le aule rischiano di non essere affatto preparate ad accoglierle.

Al Gramsci-Keynes, la dirigente scolastica Maria Grazia Tempesti si dice molto preoccupata: oltre la metà delle sue 15 nuove classi prime sarà composta di 29 alunni, «a fronte di una capienza – afferma la dirigente - di 25/26 studenti». A farle eco Luigi Nespoli, dirigente del Cicognini-Rodari, che con 58 alunni dovrà formare due prime liceo classico. In difficoltà anche al Dagomari, dove saranno sette le prime che partiranno con almeno 28 studenti, «e nessuna aula – sottolinea Maria Manfrè, la dirigente – ha quella capienza».

Finora la politica tenuta dai dirigenti scolastici è stata quella dell’accoglienza indiscriminata delle iscrizioni, «e del resto – precisa Manfrè – con quale criterio avremmo dovuto mandare via gli alunni? I nostri indirizzi sono molto gettonati, e per giunta sono gli unici in tutta la Provincia. L’alternativa è costringere i ragazzi ad andare a studiare a Pistoia, Firenze o addirittura a Montecatini». Risolutiva sarebbe l’attivazione di una sezione in più, e i dirigenti confermano la disponibilità di aule: «Quello che ci manca – ribadisce Tempesti – sono i professori».

Ma le maxi classi sono un problema soltanto di sicurezza? «Certo che no – risponde Riccardo Rossi, vicepreside del Copernico, che sposta il problema sul piano della didattica: «Mi sembra ridicolo – afferma – che si facciano classi del genere, dove non c’è possibilità di interazione tra docente e alunno: siamo al liceo, la lezione non è soltanto frontale ma è fatta di un reciproco scambio che in questo modo è reso impossibile».
Tempesti rincara la dose: «Con questi numeri, saremo in grande difficoltà a seguire tutti gli studenti con la cura e l’attenzione che ciascuno meriterebbe».

Lucia Pecorario










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