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INCHIESTA SULLA 'DIRETTISSIMA'

La strage sfiorata di Vaiano
Inquietanti analogie con Viareggio

"Lo scorso 22 giugno é stato un giorno fortunato: poteva diventare una tragedia". Ne sono convinti gli inquirenti della procura di Prato. Se le analogie fossero accertate gli atti delle due procure, Prato e Lucca, potrebbero collegarsi

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Prato, vagone cisterna deraglia e blocca il traffico ferroviario Prato, 4 luglio 2009 - Che ci fosse un tragico filo rosso a legare l’apocalisse di fuoco di Viareggio e l’incidente ferroviario avvenuto lo scorso 22 giugno a Vaiano sulla linea Prato-Bologna, è saltato subito agli occhi degli inquirenti. «Siamo stati fortunati quel giorno che il carico, ugualmente pericoloso non sia fuoriuscito, poteva essere una tragedia di immani proporzioni come in Versilia». Il treno merci deragliato sfiorò infatti un secondo treno, l’Intercity regionale carico di passeggeri, tutti rimasti illesi.

 

Il procuratore capo della Repubblica di Prato, Piero Tony e il sostituto Roberta Pieri, titolare del fascicolo aperto contro persone da identificare per disastro colposo, sono convinti che ci siano delle forti analogie — il «cedimento strutturale di un carello del treno merci deragliato» — anche se attendono i risultati delle indagini affidate alla polfer — che su disposizione del pm ha posto sotto sequestro i due carri deragliati — e a un consulente specializzato in componentistica ferroviaria per accertare le cause.

 

Anche il Gruppo delle ferrovie ha avviato inchieste interne (sia da parte di Trenitalia che di Rfi) per stabilire l’esatta dinamica dell’uscita dai binari del carro a Vaiano. L’ipotesi più accreditata è che si tratti del cedimento di una parte meccanica del carro, probabilmente l’asse o la boccola esterna, per presenza di ruggine o per un surriscaldamento, dovuti comunque a una cattiva manutenzione. E se l’ipotesi di analogie prendesse corpo, gli atti della procura di Prato e quelli della procura di Lucca che indaga sui 19 morti della strage di Viareggio, potrebbero collegarsi.

 

Fino a qui — compresi l’orario notturno dei due incidenti, i danni alle rotaie e il blocco totale del traffico ferroviario — i punti di contatto, ma ci sono anche differenze sostanziali come il fatto che il carrello deragliato a Vaiano fosse sì di una ditta privata, ma non l’americana Gatz Corporation, proprietaria del convoglio esploso a Viareggio. Si tratta di una società genovese esterna a Trenitalia, la So.Ge.Tank.

 

Inoltre, il disastro colposo accaduto in Valbisenzio dodici giorni fa, non ha avuto conseguente così gravi per tre motivi: non c’è stato sversamento di carico (il vagone si è di fatto inclinato e adagiato su un fianco); la sostanza trasportata dal treno merci (acido fluoridrico) comportava rischi più in termini di tossicità che di infiammabilità (rispetto al gpl fuoriscito in Versilia); e infine, l’incidente è avvenuto in una zona senza abitazioni vicine, in località Canneto.

 

E l’allarme ‘carri pericolosi’ è stato rilanciato ieri dai macchinisti riuniti in assemblea: «Nei giorni precedenti all’incidente di Viareggio si sono verificati almeno quattro deragliamenti di treni merci. Tutti tra il 19 maggio e 22 giugno 2009. Le conseguenze furono contenute ma il segnale d’allarme era chiarissimo, per chi avesse voluto ascoltare — ha detto Dante De Angelis, il ferroviere licenziato ad agosto 2008 dalle Fs per procurato allarme — Il primo incidente è accaduto a Sesto Calende (Milano), il secondo a Cuneo, il terzo a Pisa San Rossore, il quarto a Vaiano, vicino Prato». Ma un altro incidente avvenuto il 6 giugno sempre in Valbisenzio — quella volta a Vernio per distaccamento di un cavo della linea elettrica aerea — è finito in un fascicolo della procura di Prato per disastro e lesioni colpose: un macchinista del locomotore è rimasto ferito al volto. 

Elena Duranti










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