Notizie Prato
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
INTERVISTA AL VESCOVO

Simoni lancia l'appello a Cenni e Gestri
"Avanti con lo spirito del 28 febbraio"

Intervista al vescovo Simoni che, dopo le polemiche elettorali, richiama la città allo spirito di febbraio. "Sia chi ha vinto che chi ha perso dovrà fare in modo che la convergenza espressa il 28 febbraio con la grande manifestazione unitaria non venga meno. Ciò riguarda i politici ma anche le varie parti sociali"

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Prato, monsignore Gastone Simoni (Foto Attalmi) Firenze, 27 giugno 2009 - Vescovo Simoni, le elezioni amministrative sono finite, ma le polemiche non si attenuano. «La diocesi è stata sopra le parti e non ha fattoi il tifo per nessuno, non si è schierata. E non ha dato alcun mandato per fare propaganda».
Ma il coordinatore provinciale del Pdl Riccardo Mazzoni parla di parte della curia schierata con Carlesi.
«Allora posso dire che qualche persona di chiesa e gruppo cattolico ha fatto propagnada per Cenni. La giusta interpretazione è un’altra».

 

Cioè?
«La diocesi è un corpo composito la cui prima responsabilità è del vescovo che può fare inviti prudenziali, ma non può impedire che la passione politica si manifesti con giudizio. E comunque tale atteggiamento ha riguardato solo alcuni che hanno parteggiato per l’uno o l’altro, ripeto. La Curia, come ufficio del vescovo, non c’entra niente in tutto questo. Si sappia tra l’altro che io sono amico personale di tutte e due. E comunque posso anche recepire la lezione».
Quale lezione, vescovo?
«Quella della prudenza, mai troppa ma che non diventi paura di parlare con chiarezza quando si vedono derive pericolose sul piano etico-sociale. A volte si è rimproverato alla chiesa di non parlare chiaro come ad esempio sui temi della bioetica, della pace, della miseria del mondo, della legalità».

 

Hanno provocato critiche anche le sue parole sul fenomeno dell’immigrazione dette al Corpus Domini.
«Qualcuno ha visto un certo scandalo nelle parole del vescovo. Lo sa perché? E’ dovuto al fatto che è stato toccato peraltro con parole che mi sembrano ben calibrate un nervo scoperto: quello dell’immigrazione. Sull’immigrazione bisognerebbe ricordare quello che ho più volte detto nel passato. Comunque l’intervento del Papa la domenica scorsa a San Giovanni Rotondo non ha detto niente di differente di quello che ha detto il vescovo».
Come vede adesso lo scenario di Prato e della provincia dopo il ballottaggio. C’è chi evidenzia che la città è spaccata, c’è chi invece che è il segno del cambiamento.
«Io dico solo che nessuno si illuda di salvare la città da solo. Credo d’altra parte che Cenni con le sue varie qualità sia all’altezza del mandato ricevuto».

 

Che riflessione fare dopo il risultato elettorale?
«Si prenda atto di ciò che è avvenuto. E non mi meraviglia il risultato anzi credo di capirne le ragioni. Sia chi ha vinto che chi ha perso dovrà fare in modo che la convergenza espressa il 28 febbraio con la grande manifestazione unitaria non venga meno. Ciò riguarda i politici ma anche le varie parti sociali».
Il colore diverso tra Comune e Provincia che prospettiva offre?
«Invece che tradursi in mutua indifferenza o avversione, deve tradursi in più stretta collaborazione. Credo sia doveroso e possibile conoscendo i responsabili delle due istituzioni maggiori».
Anche perché la crisi non accenna a diminuire.
«Lo ribadisco: chi ha capitali non può pensare solo a sè e alla sua famiglia, ma anche e prima di tutto, per senso di elementare giustizia, ad investirli nei modi più adatti per favorire il lavoro, forma principale di distribuzione e condivisione della ricchezza».

 

Il tessile non riesce a rialzare la testa.
«Purtroppo la crisi è grave. Se un comparto come il tessile non è redditizio come una volta bisognerà trovare altre strade per investimenti e produzioni. E al riguardo ripeto che contano la capacità e la fantasia imprenditoriale, ma anche l’azione della politica affinché l’invocata diversificazione diventi fatto concreto e perché il tessile abbia possibilità di reggere il più possibile e di riprendersi dopo la crisi. Ed ho paura».
Di cosa?
«Temo la smobilitazione che può avvenire in questo tempo. Smobilitazione che può privare il sistema economico di Prato di cogliere le opportunità che possono tornare domani».
Il fondo per le famiglie?
«Il messaggio è arrivato. Il fondo sta andando abbastanza bene. Si amministrano le risorse, le richieste sono tante e le risposte abbastanza veloci».

 

L’emporio Caritas ha sempre più richieste.
«Ricevo famiglie che non si vergognano di piangere perché rischiano la disperazione».
Solidarietà e sicurezza possono essere garantite all’unisono?
«Qualunque sia la difficoltà in proposito, mai separare il valore della sicurezza dal valore della solidarietà. Ci vuole saggezza da parte dei governanti, non fanatizzare le paure. Occorre una franca discussione tra le parti politiche e sociali per posizioni condivise ma non bisogna dimenticare mai una cosa.
Quale?
«Usare il buon cuore cristiano verso chi ha bisogno. Clandestini o meno restano sempre persone».

 

La comunità musulmana chiede un centro islamico più ampio e un cimitero.
«I musulmani hanno diritto ad avere un centro per pregare più ampio, ma una moschea con una caratterizzazione architettonica in un piccolo centro come Prato sarebbe come accendere un fuoco. Si rischierebbe di fare dei luoghi di culto tema di scontro. Il cimitero? Sono dubbioso. Ma questo è materia del Comune. Ai musulmani dico che oltre a fare richieste non disdegnino di colloquiare con tutti, e se le istituzioni aiutassero il dialogo tra le varie componenti religiose di Prato non sarebbe male anzitutto sul piano civile ma non solo».
E il dialogo con la comunità cinese?
«Come Chiesa in missione abbiamo l’obiettivo del colloquio con tutti: costruire ponti dove ci sono fossati».
Si parla tanto del bisogno di rigore verso chi fa dell’illegalità pratica quotidiana come tanti cinesi.
«Il rigore serve fra l’altro a vincere le servitù purtroppo esistenti tra di loro contro certi diritti umani fondamentali, non serve la superficiale aria da sceriffi. Il rispetto della legalità inoltre eliminerebbe anche il fenomeno degli enormi flussi di denaro sottratti al fisco. Bisogna però al tempo stesso cercare forme intelligenti e serie di collaborazione tra l’imprenditoria cinese e pratese. Coinvolgere i cinesi nel sistema vuol dire eliminare il parallelismo dei sistemi».

 

E la missione diocesana?
«Stiamo seminando. Siamo buoni cristiani se abbiamo mentalità cristiana a tutto campo. Rischiamo di essere solo dei portatori d’acqua se non avremo una coscienza istruita e formata capace di vedere il complesso tutto intero dei valori che la Dottrina sociale della Chiesa ricorda e propone».
La Chiesa pratese è in buona salute?
«Ha tantissimi sacerdoti completamente dedicati alla gente e al compito pastorale; comunità e suore splendide, famiglie profondamente cristiane più di quello che non sembra, aggregazioni e movimenti che mettono insieme centinaia di persone e le formano cristianamente; un movimento, seppur minoritario positivo e intressante tra i giovani. Detto ciò non si ignora il dato della frattura larga e profonda tra mondo della fede e mondo della vita. La missione è in azione per superare il più possibile questa frattura».

Luigi Caroppo










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

LA FOTO DEL GIORNO

Alessandro Fogacci (Foto Ops)

Gossip estivo:
la velina e il calciatore

E' scoccata la scintilla tra la velina bionda Costanza Caracciolo e il calciatore pratese Alessandro Fogacci, in forza al Pavia. I due si frequenterebbero da aprile ma sono usciti solo ora allo scoperto, avvistati a a Milano Marittima in teneri atteggiamenti

(Foto Ops)