Si è chiuso il processo civile per il delitto di Schignano. La casa dove fu assassinata un'aziana donna dal nipote, è passata in eredità all'omicida che subito dopo il delitto non aveva avuto la percezione di aver tolto la vita alla zia; è un caso unico in Italia, simile alla vicenda del testamento di Carretta
Prato, 29 novembre 2008 - Si e’ chiuso il processo civile per la casa del delitto di Schignano. La piccola terratetto dove fu uccisa l’ottantenne Odetta Giugni dal nipote Alberto Settesoldi di 28 anni che la strozzò a mani nude, e dove vittima e carnefice convivevano fino al tragico ottobre 2005, andrà proprio all’omicida, così come è avvenuto per Ferdinando Carretta.
Alberto Settesoldi - che attualmente si trova nell’ospedale psichiatrico di Montelupo - manterrà infatti la donazione della casa in via di Cantagallo, il 'regalo' che la zia gli aveva fatto quando era ancora in vita. A pronunciarsi è stato il giudice del tribunale di Prato, Leonardo Scionti che ha respinto la richiesta di revoca avanzata dalla sorella dell’anziana assassinata, Gina Giugni di 81 anni.
La donna sosteneva che Settesoldi, non meritasse l’abitazione in cui aveva commesso un crimine così scellerato, dopo aver in precedenza, ripetutamente, maltrattato la zia Odetta: quel 'dono' sarebbe dovuto decadere per ingratitudine del beneficiario stando alle norme che stabiliscono l’indegnità al testamento del soggetto che commette reati di sangue nei confronti del testatore o del donante.
Ma in questo caso si tratta di un soggetto schizofrenico compulsivo con episodi di allucinazioni. Il tribunale ha accolto la tesi del legale di Settesoldi, l’avvocato Gianni Cenni, che rappresenta gli interessi del nipote. Il 28enne non può essere reputato 'indegno' perché appunto non condannato per il delitto stesso. A mantenere valida la donazione è stata proprio la sentenza di non luogo a procedere. Il procedimento penale per l’omicidio è giunto fino in Cassazione con un luogo a procedere per l’omicidio in base alla perizia psichiatrica aveva stabilito che il giovane, quando uccise l’anziana parente, non era in grado di intendere e di volere.
Si tratta di un caso giudiziario rarissimo per le circostanze delicate e per il fatto che esistono pochi precedenti in materia. Durante il procedimento civile è stata citata la vicenda giudiziaria della famiglia Carretta. Ci sono però differenze tra i due casi, infatti l’eredità di Ferdinando Carretta non è stata oggetto di sentenza come invece è avvenuto per il fatto di Schignano, ma dopo una prima pronuncia di indegnità c’è stata una transazione dei beni, tra cui l’appartamento del triplice omicidio, in accordo con altri familiari.
Alberto Settesoldi - definito dalla perizia come individuo socialmente pericoloso e schizofrenico all’ultimo stadio - è ricoverato nell’ospedale psichiatrico giudiziario per almeno 5 anni, il difensore del giovane in sede penale, l’avvocato Ugo Fanti aveva scelto il rito abbreviato per permettere che gli venisse applicata la misura di sicurezza in opg.
Nel 2011, l’autorità giudiziaria ordinerà una nuova perizia per accertare se sia venuta meno, nel frattempo, la sua pericolosità sociale oppure se sia rimasta inalterata. In questo secondo caso, sarà prolungato il ricovero del 28enne omicida che subito dopo il delitto non aveva avuto la percezione di aver tolto la vita alla zia con cui era legato da un rapporto di amore-odio, tanto da arrivare ad apparecchiare la tavola e a prepararsi la cena come se nulla fosse successo.
Elena Duranti
Venerdì 5 dicembre alle 21.30 i Marlene Kuntz (nella foto) suoneranno al Teatro Politeama di Prato, via Garibaldi 33/35. Salvo esaurimento, i biglietti sono disponibili fino al 3 dicembre, presso il box office di Firenze, via Alamanni 39, al costo di 17 euro cada uno (Foto Businesspress)