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Al Cicognini i docenti ‘smentiscono’ il preside

Al Cicognini - Rodari dopo il braccio di ferro con gli studenti il preside Nespoli ora deve fronteggiare anche la 'rivolta' dei docenti. In merito alle agitazioni in corso un gruppo di docenti del Liceo sottolinea come quella in corso si tratti di una "protesta della società civile che evidenzia un profondo malessere"

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Prato, occupazione Cicognini (Attalmi) Prato 24 ottobre 2008 - La protesta al liceo Cicognini-Rodari "è non solo legittima, ma anche produttiva di momenti formativi". Ad affermarlo come si potrebbe credere in un primo momento non sono gli studenti, bensì un gruppo di docenti che sostengono di rappresentare circa il sessanta per cento del corpo insegnante presente ieri a scuola. Una presa di posizione che suona come una sorta di 'sconfessione' dei provvedimenti negli ultimi giorni adottati dal preside Luigi Nespoli.

 


In merito alle agitazioni in corso, il gruppo di docenti del Cicognini-Rodari sottolinea come quella in corso si tratti di "una protesta della società civile che evidenzia un profondo stato di malessere riguardo alla scuola, istituzione di fondamentale importanza per il nostro paese. Da alcuni giorni anche al liceo Cicognini-Rodari studenti e studentesse stanno cercando di estendere gli spazi e i tempi di norma destinati alla partecipazione e alla discussione, nell’esigenza di raccordarsi tra scuole diverse, di acquisire informazioni, di commisurare opinioni, di raggiungere maggior consapevolezza sui provvedimenti legislativi che interessano il loro presente di studenti e il loro futuro accesso all’Università. Questa critica che sale dal basso, quando espressa in forme democratiche, è non solo legittima, ma anche produttiva di momenti formativi e di un salutare confronto tra la società e gli organi istituzionali che dovrebbero rappresentarla".

 

"La protesta civile e democratica - concludono i docenti del liceo Cicognini-Rodari - contro la legge 133/2008 e il decreto legge 137/2008 e le altre norme in corso di discussione riguarda tutte le componenti della scuola in quanto comunità educante. Con questa critica e con questa protesta ci sentiamo solidali e direttamente coinvolti, in un atteggiamento di unitaria partecipazione".

 


Ma il preside Nespoli non ci sta. In primo luogo, contesta il numero dei firmatari del documento. "A me non risulta che sia così consistente, rappresenta invece solo una minoranza del corpo insegnante". Lapidario il giudizio sul documento con cui i docenti esprimono solidarietà alla contestazione. "E’ un documento che legittima l’illeggitimità; ribadisco per l’ennesima volta: le leggi finché ci sono vanno rispettate".

Maurizio Sessa










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