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IL FATTO

Moglie e marito, i baristi-usurai
Gestivano un locale alle Badie

Artigiano picchiato a sangue con un bastone e costretto a pagare interessi fino al 200% dopo un prestito di 7.500 euro. Arrestati dalla squadra mobile i due coniugi 'strozzini' che gestivano un bar alle Badie con l'accusa di usura ed estorsione

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Vittime di usura Prato, 30 agosto 2008 - Il buio pesto che ha visto davanti ai suoi occhi dopo essere stato colpito con un bastone di legno in via Ferraris lo scorso 15 luglio, era in realtà la fine dell’incubo in cui era scivolato. Le manganellate che gli hanno provocato traumi alla testa e 18 giorni di prognosi, sono state la sua salvezza.

 

All’ospedale i medici, insospettiti dalla brutalità delle ferite, hanno chiamato la polizia. E sono cominciate le domande. Gli agenti della squadra mobile sono riusciti a convincerlo a collaborare e anche a registrare alcune telefonate intimidatorie. L’uomo - un artigiano edile specializzato come piastrellista - era infatti terrorizzato dai suoi aguzzini che dopo avergli prestato 7.500 euro se ne sono fatti restituire 10.500 esigendo, inoltre, la firma di tre cambiali da 2.500 euro l’una.

 

Usura ed estorsione: con queste accuse, la mobile, coordinata dal vicequestore Francesco Nannucci, ha arrestato Pietro Manfroni, 51 anni, gestore del bar «Ali» in via delle Badie, 51 anni, italiano, domiciliato in un campo nomadi in via del Pozzo, e sua moglie Carolina Montagna, 42 anni, considerata complice dell’usura. La coppia destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Prato, risulta abitante in un camper-container con i tre figli, tutti minorenni. Ma nonostante che l’ordinanza sia stata emessa il giorno prima di Ferragosto, è stata notificata dagli agenti della questura soltanto martedì, perché prima i due coniugi sono risultati per giorni irreperibili: si stavano infatti godendo le ferie a 'spese' probabilmente del loro debitore.

 

Ora lui si trova in carcere alla Dogaia, mentre la donna che si sarebbe attivata per trovare il denaro in contanti da prestare alla vittima, è agli arresti domiciliari. Il loro locale «Alibar», conosciuto alle Badie anche per le poco raccomandabili frequentazioni, è al momento chiuso. In base a quanto ricostruito dagli inquirenti, nel marzo del 2007 il piccolo imprenditore si rivolse al barista, che gli prestò 7.500 euro, pretendendo un tasso d’interesse mensile di 750 euro, salito poi di colpo a 1.500 euro.

 

Per ottenere i soldi, Manfroni ha minacciato il debitore - ache di morte - e gli ha danneggiato l’auto, poi il 51enne è passato alle vie di fatto e durante un incontro chiarificatore in cui il piastrellista aveva spiegato di non riuscire più a far fronte alle 'scadenze' ha sfoderato il manganello ferendo la vittima e provocandogli un trauma cranico. Il 51enne era già conosciuto alle forze dell'ordine per reati che vanno dalla detenzione illegale di armi, allo sfruttamento della prostituzione, alla rapina. Adesso gli investigatori di Prato rivolgono un appello a tutte le possibili vittime del barista-strozzino e in generale a chi fosse sottoposto a episodi di usura: uscire dall’incubo e denunciare i fatti rivolgendosi alle forze dell’ordine è concretamente possibile. 

Elena Duranti










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