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LA CITTA' D'AGOSTO

Giro con i turisti in centro, tutto chiuso
Niente shopping, troppi cinesi e buche

Vita dura per i turisti in città: i negozi sono tutti chiusi quindi niente shopping, il museo Pecci è chiuso il martedì, non ci si orienta facilmente con la segnaletica scarsa, troppe buche nelle strade. Meno male che i pratesi sono gentili. Ecco i principali commenti di chi si trova a passare l'estate a Prato

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Prato, turisti  Prato,13 agosto 2008 - La visita a Prato di David e Jeanne Maillet inizia alla stazione del Serraglio. Vivono vicino a Rouen, in Francia, e arrivano da Firenze, dove stanno trascorrendo le loro vacanze. In mano la guida turistica della Toscana, cercano di orientarsi. "Abbiamo letto che questa è la capitale del tessile italiano, abbiamo pensato di fare un po’ di acquisti, che qui magari l’abbigliamento costa meno che a Firenze". Una trentina d’anni, sandali ai piedi, borse a tracolla e tanta fiducia, che presto sarà delusa. Percorrono via Magnolfi, poco prima di mezzogiorno: l’unica nota di vita è un gruppo di allegre nigeriane con bambini, che strillano, comunque meno delle loro madri, poi la desolazione. Tutto chiuso in via Magnolfi, eccetto la libreria Equilibri e la gelateria vicina alla stazione. Alla fine c’è il bar Andrei: Jeanne dà un’occhiata in cerca delle sigarette, ma c’è la coda e preferisce cercare altrove. "Perché i negozi sono tutti chiusi?", vaglielo a spiegare ai francesi, che Prato d’agosto è sempre così. Hanno deciso di vedere il Duomo, il Castello dell’Imperatore, piazza del Comune e poi fare un po’ shopping. Domandano di un centro commerciale, finisce che decidono di dimezzare la durata della visita in città e di andare ai Gigli, con il bus.

 


Ieri mattina a spasso per il centro i turisti c’erano. Stranieri, perlopiù e perlopiù spaesati. Peter e Ria Koopmans, medico lui e ostetrica lei, arrivano da Nymegen, Olanda. "Non è stato facile orientarsi, Prato è carina, gli affreschi del Duomo hanno colori molto belli, le persone sono gentili, ma sembra una città un po’ triste. E poi, perché tanti cinesi?". Quando vengono a sapere che qui vive la comunità orientale più grossa d’Italia, chiedono se c’è una Chinatown e se vale la pena di visitarla. "Ci possiamo arrivare a piedi?".

 

Philippe Cools e Regine Kuylen vengono invece da Bruxelles e sono commercianti. Biondi, occhi chiari, sorridenti, con un ragazzino biondo, occhi chiari e sorridente. "Siamo in un agriturismo a Lamporecchio ed eravamo curiosi di visitare questa città -raccontano - Siamo arrivati in macchina ed è proprio difficile orientarsi, i segnali stradali non sono chiari e ci sono tanti sensi unici. Ce l’abbiamo fatta ad arrivare in centro, ma non abbiamo trovato un negozio aperto per comprare una cartina. Per fortuna le persone sono gentili e ci hanno indicato l’ufficio del turismo. Volevamo fare acquisti, ma qui è tutto chiuso. Abbiamo chiesto informazioni sugli outlet, che con il tessile che c’è qui pensavamo di trovarne, ma sono chiusi anche quelli. Dove potremmo andare per comprare vestiti?". La risposta, anche stavolta, i Gigli.

 

Andrea e Chiara Cavalieri vengono invece da Vicenza, un’altra coppia giovane, liberi professionisti. "Amiamo molto la Toscana e ci siamo stati anche altre volte - spiegano - Prato non l’avevamo mai vista e, siccome alloggiamo in un agriturismo nella zona di Vinci, ci siamo detti che poteva valer la pena farci un salto. Peccato che il museo Pecci sia chiuso, lo avremmo visitato volentieri, comunque gli affreschi del Lippi sono davvero molto belli. Sapevamo che i cinesi qui sono di casa, ma ci ha sorpreso vederne così tanti. Sarà che la città è mezza deserta e quasi tutta chiusa, ma fa un certo effetto incrociarli dappertutto. Nella piazzetta dietro il Duomo, poi, abbiamo visto molte persone di colore, devono essere proprio tanti gli stranieri qui... Sa per caso dirci dove possiamo pranzare?". Già, anche pranzare come si deve può essere un problema.

 

Lydie Leriche e Christophe Tejero vengono invece da Parigi, dove lavorano nel ramo immobiliare. "Che città tranquilla, quasi deserta. Dove sono tutti?". Anche la giovane coppia francese resta stupita dalla calma piatta, dai negozi chiusi, dai cinesi. "Il centro ci pare carino, ma le indicazioni dei posti da vedere sono un po’ carenti e poi non è stato semplice trovare il parcheggio".

 

Guido e Maria Brazzelli abitano in Lombardia, in provincia di Varese: sono una coppia di mezza età, che sta trascorrendo le vacanze in un agriturismo a Vicchio. "Siamo rimasti sorpresi dalla bellezza del duomo e dei suoi affreschi - raccontano - , conoscevamo Prato soprattutto per il tessile e i cinesi, e non ci aspettavamo affatto una città così grande e con un centro storico magari piccolo, ma molto grazioso. Si conosce poco Prato, in realtà: si pensa che un posto industriale accanto a Firenze. Peccato, perché è una città carina, solo che ad accogliere i turisti si vede che è poco abituata: pochi cartelli, bar e negozi chiusi e chiusi anche i musei, proprio il martedì... E poi un’altra cosa: ma quante buche avete nelle vostre strade...?".

 


Nell’ufficio dell’Apt in piazza delle Carceri si respira già un po’ aria di smobilitazione. Ci sono i primi scatoloni pronti, in vista del trasloco nella nuova sede di palazzo Vestri, in piazza Duomo. Da settembre l’ex Stella d’Italia ospiterà l’assessorato al turismo e tutti i servizi d’informazione: una sede molto più bella, prestigiosa, centrale, quasi perfetta. Intanto però anche gli uffici non proprio luminosi e moderni che si affacciano anche su via Cairoli sono la meta di turisti in evidente aumento. Chiedono le mappe della città, domandano molto spesso dove si trovano gli outlet per comprare vestiti o tessuti a buon prezzo, che sono ancora pochi e adesso tutti chiusi. Un vero peccato che la strada degli spacci aziendali non sia ancora decollata. A Como hanno organizzato la via della seta in versione lombarda: pullmini, dépliant e tanto successo. Qui, evidentemente, i tempi non sono ancora maturi. Poi le domande di rito sui monumenti, le sagre, i concerti, le cose da fare la sera, che in questo agosto bollente scarseggiano, come sempre.

 

Ludovic Bisi, architetto da Marsiglia, entra per chiedere del museo del Tessuto: "Mi dispiace, il martedì è chiuso". Dispiace anche a lui, ma esce dall’Apt con un dépliant colorato e carino sulla cucina pratese, che subito lo incuriosisce. Basta in fondo poco per rendere una città più interessante. Basterebbe poco a renderla più gradevole. Rosati nei giorni scorsi ha lanciato la sfida, in vista del grande evento del 2009, con la mostra del tessile nell’arte: serve una svolta nella 'cultura' turistica della città. Sarà in grado Prato di crederci, cambiare, vincerla?

Anna Beltrame










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Centro di Galceti
Sole al telescopio

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