Divise, tenute e accessori: fino al 30 novembre esposizione di 80 indumenti che hanno fatto la storia dello sport insieme a campioni del calibro di Gino Bartali e Fiona May
Prato, 4 agosto 2008 - Di che cosa erano fatte le tute di Gustavo Thoeni e Alberto Tomba? Quale segreto si nascondeva nelle tenute tennistiche di Panatta e Borg? Com'era davvero fatta la maglia della Nazionale di calcio Campione del mondo 2006? A queste e a molte altre domande risponde, in coincidenza con le Olimpiadi cinesi, "Superhuman performance", la mostra ospitata dal Museo del Tessuto di Prato fino al 30 novembre.
In un confronto ideale tra passato e presente l'esposizione propone un percorso tra 80 indumenti che hanno fatto la storia dello sport. Da Cecilia Seghi a Gino Bartali, da Sara Simeoni a Fiona May, tutti i grandi campioni vengono spogliati per raccontare attraverso divise e accessori le evoluzioni di varie discipline agonistiche.
In una specifica sezione la mostra offre anche una specifica vetrina su fibre e tessuti tecnologici creati per lo sport: si va dai capi 'bodymapping', strutturati anatomicamente così da regolare la temperatura corporea, ai
tessuti brevettati con tecnologie e componenti impiegati nelle industrie militari e aerospaziali. Tra questi, le
speciali maglie da rugby ionizzate che, arricchendo in ossigeno il flusso del sangue, riducono la produzione di
acido lattico e consentono migliori performance e recuperi piu' rapidi dalla fatica. In questa parte dell'esposizione emerge particolarmente il contributo delle aziende del distretto pratese che da anni sono impegnate nella ricerca di prodotti tecnici per lo sport e che oggi collaborano con i principali brand internazionali del settore.
Il biglietto d'ingresso a "Superhuman performance" costa 6 euro. Sono previste riduzioni. Il giorno di chiusura settimanale è il martedì.
Alla Ywb, unico cantiere navale del distretto, è stato rovesciato uno scafo da 13,62 metri per iniziarne l’allestimento interno. Diamond è uno yacht che unisce al fascino del legno la tecnologia di fibre epossidiche e di carbonio. Padre del progetto è Marco Caccavella titolare con la moglie del cantiere al Macrolotto 2