Sparita dall’oggi al domani una ditta di confezioni, gestita da cinesi, al suo posto un'altra ditta completamente estranea. Dodici aziende tessili pratesi le avevano fornito merce per oltre un milione e mezzo di euro negli ultimi 15 giorni
Prato, 11 giugno 2008 - Sparita, dall’oggi al domani, anzi da un minuto all’altro. Non è stata però un’operazione di prestigio, ma un’amarissima e costosissima beffa (per non dire di peggio) per dodici aziende tessili pratesi che negli ultimi quindici giorni avevano fornito merce per oltre un milione e mezzo di euro a una ditta di confezioni, gestita da cinesi. Il tutto in attesa di essere pagati, ma lunedì mattina all’indirizzo della ditta cinese, nel Macrolotto, quell’azienda non c’era più, l’insegna era sparita, ma ce n’era un’altra del tutto estranea alla prima. Ai titolari delle dodici aziende pratesi, così, non è rimasto che rivolgersi ai legali per fare denuncia nella speranza di recuperare quanto hanno perso. "Si dice sempre che i cinesi pagano in contanti, comprano ristoranti, case, aziende con i soldi in mano, ma non è sempre così, anzi..." ci dice amareggiato uno degli imprenditori pratesi che si sentono truffati da questa ditta cinese sparita nel nulla una volta che si trattava di pagare. "Il danno è forte - continua l’imprenditore che, come gli altri, vuole restare anonimo - c’è chi ci ha rimesso 150/200mila euro, chi di più, insomma un disastro e non è la prima volta". Stando ai racconti dei titolari delle aziende coinvolte, infatti, casi come questi non sarebbero infrequenti e le imprese tessili pratesi si sentono abbamdonate e senza difesa.
Il problema - continua l’imprenditore - è che ci sono aziende cinesi di confezioni che hanno una mole di affari da milioni di euro, sono gestite da persone che non hanno residenza, o comunque riescono a svanire nel nulla. Oggi ci sono e domani non ci sono più, magari sono già tornati in Cina, oppure in qualche altra città italiana, ma chissà con quale identità". Qui, dunque, non si tratta di un problema di convivenza con i cinesi, di usi e costumi particolari, ma di una situazione drammatica e di un metodo trufffaldino che rischia di mettere in ginocchio aziende pratesi già duramente provate dalla crisi del distretto e del settore.
Già, perché a quanto pare, questo metodo truffaldino non colpirebbe indistintamente pratesi e cinesi. "Quando si riforniscono da aziende cinesi - continua l’imprenditore - stia tranquillo che pagano regolarmente. Questo “giochino” lo fanno solo con le aziende italiane, solamente con noi...". Ripresisi dallo choc, gli imprenditori si sono rivolti ai legali e già oggi dovrebbero essere formalizzate le denunce alla guardia di finanza.
Roberto Davide Papini
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