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CRIMINALITA'

Narcotizzati e derubati nella loro casa

La coppia vive in un terratetto di via Roma. I coniugi hanno scoperto di essere stati derubati quando si sono svegliati: si sono guardati in giro ed hanno visto subito che all’appello mancavano i mille euro

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Prato, il terratetto delle Fontanelle dove è avenuto il doppio furto Prato, 2 giugno 2008 - Il loro incubo peggiore è svegliarsi e non trovare più il loro bambino. Da cosa nasce questa paura? Dall’intrusione subita nella loro casa alle Fontanelle, nella notte fra venerdì e sabato, mentre stavano dormendo. Un sonno che ritengono sia stato reso più profondo da uno spray narcotizzante. Lo dicono chiaro, non si nascondono dietro un dito: il problema non sono i mille euro rubati che pure incidono pesantemente sul bilancio della loro giovane famiglia, ma lo strascico di insicurezza, quel vago senso di panico ma anche di frustrazione che l’intrusione ha lasciato nelle loro menti.

 

La coppia - R.S. e F.B. - vive in un terratetto di via Roma che è stato suddiviso in due appartamenti: al primo piano loro e il figlio di quattro anni e al piano terreno, da solo, il nonno paterno del piccolo. Hanno scoperto di essere stati derubati sabato mattina: si sono svegliati in ritardo di un’ora e mezzo rispetto al solito. Intontiti. Si sono guardati in giro ed hanno visto subito che all’appello mancavano i mille euro ("è un caso che avessimo tanto denaro, non ne teniamo mai") e, curiosamente, solo le fotocamere digitali. Sparita anche una carta d’identità, ma non cellulari e pc portatile, né le carte di credito o i bancomat. Secondo la polizia che ha raccolto la denuncia, il cosidetto modus operandi e il tipo di refurtiva indicherebbe ladri rumeni e albanesi, più che una banda di nomadi. La speranza è che abbiano lasciato impronte digitali, anche se qualcuno dei malintenzionati indossava guanti di gomma da cucina.

 

La tecnica, già. Secondo la ricostruzione, i ladri hanno scavalcato il cancello per raggiungere il retro del terratetto, dove hanno messo fuori uso l’accensione automatica delle luci esterne. Per farlo hanno dovuto arrampicarsi fino ad una plafoniera posta in alto, appena sotto il terrazzo del primo piano, ma nessuno dall’interno o dalle abitazioni vicine li ha sentiti o notati: è dunque gente che sa muoversi, come dimostrerebbe anche l’arrampicata lungo una grondaia sempre senza il minimo rumore.

 

La vera stranezza sta però nei passi successivi. Il giovane padrone di casa, R.S., ricorda di essersi addormentato sul divano con il pc portatile sulle gambe, ma non ricorda assolutamente di essersi alzato per raggiungere la moglie che era già a letto con il bambino. Ma è lì che si è svegliato sabato mattina. La moglie viceversa ricorda di aver notato nel sonno la porta della camera aperta e la luce che arrivava dal soggiorno. "Chiudiamo sempre la porta - afferma - Temiamo che il bambino si alzi nel sonno e cada per scale. Non ce ne siamo mai dimenticati in quattro anni. Quella notte però non ce l’ho fatta ad alzarmi e chiuderla: ero priva di forza".

 

Tutto sembra indicare il ricorso a narcotizzanti, compresa la nausea provata per alcune ore, la disappetenza del più piccolo: gli agenti che hanno effettuato il sopralluogo hanno voluto vedere la lingua del bambino scoprendola 'bianca', effetto tipico pare di questi spray, anche se qualcuno non avrebbe escluso anche il ricorso all’ipnosi. Finito il repulisti al primo piano, i ladri sono scesi per la scala interna all’appartamento sottostante, per ripetere il copione. Hanno cercato il denaro nei cassetti, ma hanno trovato solo i settanta euro che erano nel portafogli prelevato dai pantaloni appoggiati in camera da letto. Hanno poi 'festeggiato' la malefatta, rubando anche due banane e qualche pera che hanno mangiato in giardino lasciando le bucce a terra e prelevando da una vetrina una bottiglia di champagne. Un comportamento che è parso un messaggio: "facciamo quello che vogliamo, come a casa nostra".

 

Non sono giustizieri della notte né paranoici, ma due genitori e un nonno felici. Costretti a rimettere in forse le proprie idee di tolleranza. E non la fiducia nella polizia - "persone in gamba, gentili che sanno il loro mestiere e rischiano in proprio ma con le mani legate" - ma nell’efficacia della legge. "Sappiamo benissimo - dicono - che se anche venissero scoperti gli autori del crimine con molta probabilità le blande leggi del nostro Paese non faranno giustizia. Così non ci sentiamo sicuri neanche in casa nostra e pensare che chiederemmo solo una vita normale". 

Laura Gianni










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