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MOBILITA' E PROBLEMI

Rivolta contro i treni soppressi
Girardi e Rosati: "Tagli inaccettabili"

Stop a 14 intercity, ne restano solo 11. Gravi disagi, specialmente verso il nord. "E' inaccettabile che una città di 200mila abitanti sia penalizzata in questo modo. La piccola Rovigo ha più intrcity di noi". Questo il commento degli assessori Enrico Giardi e Roberto Rossi

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Prato, 27 maggio 2008 - Parte la mobilitazione contro Trenitalia, per l’annunciata soppressione di dodici fra intercity ed eurocity e la mancata fermata a Prato di altri due intercity, a partire da metà giugno. Gli assessori ai trasporti di Comune e Provincia, Enrico Giardi e Roberto Rosati, hanno già scritto una lettera al ministro delle infrastrutture Altero Matteoli perché intervenga a sostegno della nostra città e hanno convocato per venerdì una riunione con i deputati pratesi Antonello Giacomelli, Andrea Lulli e Riccardo Mazzoni, per mettere a punto una strategia di 'pressione' sulle Ferrovie anche a livello parlamentare.

 

Per la nostra città si tratterebbe di un taglio senza precedenti, che penalizza soprattutto i collegamenti con il Nord. Sul sito internet di Trenitalia, a partire dal 16 giugno, a ieri risultavano in partenza dalla stazione centrale di Prato solo due eurostar e sei intercity verso Bologna e solo due eurostar e cinque intercity verso Roma. Un paragone è molto significativo: Rovigo, che ha meno di un terzo degli abitanti di Prato, può invece contare ogni giorno su cinque eurostar e cinque intercity verso Bologna e il sud, e quattro eurostar e sei intercity verso Venezia.

 

"No, non si può", è il commento di Rosati e Giardi, che non si limitano a reiterare la loro "forte contrarietà ai tagli, che riguardano treni sempre molto usati e frequentati". Oltre a coinvolgere i parlamentari, gli assessori pensano infatti di mobilitare contro Trenitalia anche le categorie economiche e i sindacati: "E’ inaccettabile che una città di 200mila abitanti sia penalizzata in questo modo". Certo, ai pratesi resta la possibilità di spostarsi a Firenze per salire su treni più veloci, ma i disagi, soprattutto per chi è diretto a nord, sono evidenti: strada più lunga, maggior tempo da impiegare nel viaggio e il rischio magari di perdere le coincidenze perché la puntualità dei treni regionali non è certo svizzera. Insomma, un bel problema.

 

Ma ciò che lascia di stucco, insieme alla soppressione dei treni, è che tutto sembra essere stato deciso sulla testa delle comunità locali: "Treinitalia non comunica niente - denunciano Giardi e Rosati - formula nel chiuso delle sue stanze gli orari, senza preoccuparsi delle conseguenze e senza alcun rispetto per i suoi utenti. La questione investe anche il governo. Gli Intercity che si vogliono cassare non fanno parte del contratto di servizio che l’azienda ferroviaria ha con lo Stato, c’è però un piccolo particolare: sono tutte tratte ad alta densità di utenza. Per questo non si possono prendere decisioni senza discuterne con chi rappresenta i territori".

 

Già perchè non è solo per Prato, in Toscana, che si annunciano i tagli. Così Rosati e Giardi stanno organizzando una riunione con gli altri amministratori di Province e Comuni penalizzati dalla cancellazione degli Intercity, col dichiarato intendimento di creare un fronte comune per aprire quanto meno una trattativa con Trenitalia. La Provincia e il Comune di Prato hanno intanto investito del tema anche la Regione ed una riunione per affrontare la questione si è già svolta a Firenze con l’assessore ai trasporti Riccardo Conti.

 

"Faremo il possibile - annunciano Rosati e Giardi - per scongiurare decisioni che risultano pesantemente negative per il nostro come per altri territori toscani. Le responsabilità di Trenitalia sono gravi. Spetta a loro tornare indietro o aprire una verifica con gli enti locali. Per quanto ci riguarda continueremo nella nostra iniziativa. I tempi stringono. Non abbiamo intenzione di stare a guardare, serve però che l’intero distretto si mobiliti e usi tutti i canali a suo disposizione - concludono i due assessori - compresi quelli regionali e nazionali delle rappresentanze delle categorie economiche e sociali, per imporre a Trenitalia di mettersi a sedere attorno allo stesso tavolo". 

an. be.










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