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L'INDAGINE

Il centro storico perde pezzi
Oltre cento fondi sfitti

La situazione peggiore è in via S. Trinita in cui ci sono 16 negozi inutilizzati, ma non mancano altre strade 'fantasma'. Il proliferare dei cartelli 'affittasi' in centro storico era stato denunciato tempo fa dal gruppo dei 38-I che ne avevano contati 67
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cartelli per affittare fondi in centro Prato, 29 aprile 2008 - Quando in via Santa Trinita, a due passi dalle mura, c’è un bar che si chiama "Città vecchia" ma dietro il bancone spuntano due giovani cinesi significa che qualcosa è cambiato nel profondo. La città vecchia, quella vera, è sparita. E via Santa Trinita è l’esempio più chiaro. Dei 109 fondi commerciali sfitti che abbiamo contato ieri mattina passeggiando in centro storico, 16 si trovano proprio nella strada che del centro rappresenta la porta a sud. Per la verità i fondi sarebbero 15, ma sulla vetrina di un negozio c’è scritto chiaramente che presto si trasferirà. Un altro addio ad una via piena di kebab e negozi cinesi che difficilmente potranno garantire una continuità come gli esercizi di un tempo.



Qualche settimana fa il gruppo dei 38-1, parlando del futuro della città, di riqualificazione e in particolare dell’area ex Banci, lanciò anche un allarme sul centro storico che stava morendo mettendo sul tavolo un numero preciso: "Ci sono 67 cartelli per fondi in affitto". Abbiamo fatto una verifica: in realtà sono 109 e purtroppo i nomi storici, quelli che fanno un centro riconoscibile almeno dal punto di vista commerciale, sono sempre meno. In via Santa Trinita c’è la situazione più difficile, ma non stanno certo meglio le strade interne al quadrilatero disegnato da corso Mazzoni, via Cairoli, via Pugliesi e via Garibaldi. Passando in via Settesoldi, via de’ Sei, via dei Lanaioli o via Cimatori sembra di attraversare strade 'fantasma'. Le vetrine con la carta velina o coperte dai più svariati manifesti che rendono chiara la loro nuova funzione si rincorrono una dietro l’altra. Sei fondi non utilizzati in via dei Lanaioli, cinque in via dei Sei, altrettanti in via Settesoldi, due in via Cimatori. Qualcuno è rimasto, certo, e forse meriterebbe la medaglia al merito per la resistenza, visto anche che il decoro delle strade non è certo il massimo.



Anche in via Garibaldi, soprattutto nella parte più vicina a piazza Mercatale, ci sono quattro fondi commerciali non affittati, mentre in Corso Mazzoni, proprio a due passi dal Comune, quello che una volta era l’ingresso di un negozio è diventato una discarica con tanto di bottiglie rotte e cartacce. Alla faccia della riqualificazione. Ci sono altri due negozi chiusi e lo stesso vale per via Cairoli, in via Pugliesi si raddoppia mentre in piazza Duomo il fondo lasciato libero da 'Montezemolo' di Lorenzo Guazzini, il presidente dei Giovani imprenditori, non ha ancora suscitato l’interesse di nessuno. Lì vicino, in via Magnolfi, i negozi in cerca 'd’autore' sono tre, mentre in via Muzzi l’ex sede della Sip è ancora senza padrone dopo anni e non è l’unico esempio: sono sei, in tutto, i fondi che non ospitano nessuna attività, compreso quello che per un po’ è stato l’outlet di 'Paoletti'.

 


In via Cesare Guasti, rientrando verso piazza del Comune, le vetrine 'abbandonate' sono quattro e la deviazione in via dell’Altopascio ne aggiunge altre sei, lo stesso numero di via Firenzuola. Se poi si prosegue verso via Rinaldesca se ne possono contare ancora sette e cinque in via Silvestri. Una strage.

 


Ma non è finita qui. In via dei Tintori, prima di arrivare in una piazza Lippi tornata di nuovo deserta o quasi, si trovano nove fondi vuoti e lì vicino, in via Filippino (2), via del Vergaio (4) e via della Sirena (1), il conto non si ferma. Poi resta via del Serraglio, dove c’è un altro esempio che testimonia l’erosione del tessuto commerciale. I fondi sfitti sono sette, più uno in via del Bisenzio. Tra questi c’è quello occupato storicamente da una gioielleria e passato poi qualche mese fa ad un cinese. Il nuovo negozio ha già chiuso, a conferma che certi esercizi hanno il fiato corto. Un po’ come il centro di oggi.

Leonardo Biagiotti










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