Lajatico, 4 agosto 2017 - UN GIGANTESCO peperoncino rosso (opera di Giuseppe Carta) accoglie i 10mila visitatori che hanno superato i controlli antiterrorismo. Si sono messi in coda (non era mai accaduto nella storia di Lajatico) per attendere il loro turno e svuotare borse e borselli. E’ il segno dei tempi. La sicurezza prima di tutto. Una coda di oltre tre quarti d’ora a piedi, che ha causato il posticipo dell’inizio del concerto. E così niente più tappi di bottiglie di champagne che “esplodono” durante il concerto, sguainate da magnati o facoltosi stranieri in genere, che versavano calici nei bicchieri di compagne e amici. Niente più vetro e tanto altro. Ma nonostante questi divieti, il Teatro del silenzio è una specie di gran galà per chi arriva, da ogni angolo della terra, per vedere Andrea & friends. Il maestro li ricambia con il Canto della terra che porta la firma del regista Luca Tomassini che lo scorso anno incantò con il suo circo (mentre la direzione artistica è sempre di Alberto Bartalini).

Quest’anno è un tripudio di volti e vestiti che citano spicchi di mondo. Culture e suoni che si incontrano sul palco del Silenzio. L’effetto voluto da Tomassini coglie nel segno: una danza, una presenza, a tratti anche erotica, sempre efficace e coinvolgente, ma mai ruba la scena alla musica. Funge da legame ai vari brani che Andrea e i suoi ospiti portano in scena.

Lo spettacolo, come ormai siamo abituati, è imponente con un allestimento che ricopre circa 700mila metri quadri di superficie e un palco dove si alternano 300 professionisti tra solisti, orchestre e cori.

L’OSPITE d’eccellenza, per questa edizione, è Carla Fracci che arriva sul palco su una specie di portantina mentre l’orchestra segue le gesta del direttore Marcello Rota. E poi tanti altri protagonisti: il baritono Leo Nucci, il Coro di Sonia Franzese e il Coro dei Bambini di Haiti e il tenore Matteo Bocelli, figlio di Andrea che quest’anno si ritaglia uno spazio ancora più grande rispetto alla prima apparizione del 2017 proprio al Teatro del Silenzio.

Gli applausi non mancano dall’inizio alla fine, ma forse sono due i momenti più emozionanti: uno è sicuramente l’ingresso della tigre bianca mentre risuonano le note di Now we are free (Nelle tue mani), ovvero il brano che nel film il Gladiatore segna la fine dell’eroe che con la morte raggiunge finalmente l’amata sposa.

Il secondo apice è quello del finale, quando un grande cuore passa di mano in mano, sorretto dai ballerini. E’ il cuore di questa terra che ha celebrato l’amore, ma soprattutto la bellezza. Quella che proprio Bocelli ha ricordato presentando, sabato scorso, il suo amico Renato Zero: «Un uomo che ha scoperto la bellezza». Anche Lajatico ha scoperto, da tempo, la bellezza.