San Miniato, 21 aprile 2017 - Ora i margini sembrano farsi sempre più stretti per una soluzione di mercato, viste le spinte verso la scelta di «sistema» di portare Carismi nell’orbita di Cariparma Credit Agricole. Ma le offerte, comunque, ci sono: sia quella di Barent’s, che l’iniziativa di una cordata guidata dall’adivisor Vincenzo De Bustis che in questi primi mesi del 2017 ha lavorato a fondo sul caso «San Minato» e sembrerebbe disposto a giocare la partita fino in fondo. Finché non è chiusa. Nulla, a questo punto, infatti, può essere dato per scontato nel risiko in cui vanno in scena le iniziative di salvataggio di tre banche in difficoltà che – per ragioni diverse come per altre similitudini – si trovano i destini uniti: Carismi, insieme alla «Casse» di Rimini e Cesana. Di sicuro, però, c’è la grande apprensione degli oltre 600 dipendenti della Cassa di Risparmio di San Miniato, gli uomini e le donne, che con la loro professionalità, tanti da molti anni alcuni da meno, hanno scritto pagine importanti della vita di un istituto dalle radici profonde sul territorio. 

Un istituto, guidato dal presidente Alessandro Bandini e dall'ad Divo Gronchi,  che ha accompagnato i lunghi capitoli della crescita economica e sociale. Comprensibili, dunque, l’angoscia e la speranza che vanno ad unirsi a quella del mondo imprenditoriale, a quella delle istituzioni, a quelle di una clientela vasta, legata alla propria banca e che di questa banca – una buona parte – hanno scelto anche di esserne i piccoli azionisti. Non tutto, ma gran parte di quello che sarà, si decide lontano da qui, come hanno provano le cronache di questi giorni. Anche se qui, da un anno, i vertici della banca e della Fondazione (ancora azionista di maggioranza) hanno cercato nel mercato ostile e complesso dell’economia in generale e del mondo bancario in particolare, la soluzione solida e rapida di cui la banca avrebbe avuto bisogno. Una soluzione, scritta anche nell’auspicio esternato dai sindaci del Comprensorio e dal mondo imprenditoriale quando l’estate scorsa iniziò la partita, che ad oggi non è arrivata. Oggi che, nel possibile vicino abbraccio con i cugini francesi – con i quali s’intreccia anche un capitolo avvincente della storia passata di San Miniato – si apre il rebus di quale banca uscirà dall’operazione e di quali riflessi questa avrà sulla città dove per quasi due secoli ci sono stati testa e cuore dell’istituto.