Pontedera, 29 dicembre 2017 - Alla fine prima lo minacciò, poi gli danneggiò la macchina con i pezzi di ghiaccio raccolto in quella notte gelida e infine si abbassò i pantoloni, nonostante la temperatura sotto zero, e gli mostrò i «gioielli di famiglia». La parte offesa, in questa vicenda, è una guardia giurata residente a Pontedera che, nella notte tra il 18 e il 19 gennaio del 2010, con le strade piene di neve, vide due ragazze che sostenevano un giovane barcollante in un parcheggio nelle vicinanze dell’ospedale «Lotti» a Pontedera. L’uomo si fermò perché vide un certo clima concitato nel gruppo, anche in considerazione dello stato di ubriachezza del giovane. Il suo scopo – ha dichiarato al giudice – era comunque dare un mano a tutti. Le ragazze – riferino alla guardia com’è emerso dal dibatimento – di essere uscite da un locale e che cercavano di convincere il ragazzo a farsi accompagnare a casa. Ma il 25 enne all’epoca dei fatti, residente in zona, intanto si era adagiato sulla neve e quando una delle amiche cercò di sollevarlo lui la colpì con un pugno. E’ a quel punto che entra in scena la guardia giurata per allontanare il giovane dalle ragazze che, invece, iniziò ad offendere la guardia minacciandolo e poi mostrandogli i genitali, forse come gesto di sfida.
Alla rabbia subentrò – secondo quando riferito durante il processo dalla parte offesa – anche la preoccupazione per quello che poteva accadere all’ubriaco, evidentemente bisognoso di essere soccorso e portato a casa. Ma è in quel momento che il 25enne – sempre secondo il racconto – raccoglie un pezzo di ghiaccio da terra e lo scaglia contro la macchina di servizio del malcapitato vigile giurato, danneggiando la fanaleria posteriore. Durante il processo davanti il giudice di Pace di Pontedera, dottoressa Isabella De Liperi, alla,guardia giurata viene anche mostrato un fascicolo fotografico per il riconoscimento dell’imputato. Tutta questa vicenda, infatti, è diventata un processo – nel quale è stato sentito anche l’imputato , oltre vari testimoni – ed i reati contestati sono ingiurie, minacce e danneggiamento. La depenalizzazione ha senza dubbio aiutato il giudice a chiudere la vicenda favorevolmente per l’imputato, assolto perché il fatto non sussiste dalle minacce e dal non doversi procedere per gli altri due reati contestati.