Volterra, 19 giugno 2017 - «E’ stata un’emozione grandissima. Non ho parole, davvero, per ringraziare con tutto il mio cuore Don Holin. Regalo più grande non ce lo poteva fare». La voce di Samanta Gradassi, la mamma-coraggio di Ponsacco, trema ancora dalla gioia: insieme al marito ed suoi due cuccioli - Federico, il bimbo costretto a vivere su una sedia a rotelle, per il quale proprio nei mesi scorsi era scattata una raccolta fondi di associazioni e privati per supportare cicli di cura costosissimi, ed il figlio più grande – ha potuto incontrare Papa Francesco durante la visita in piazza San Pietro organizzata dalla parrocchia per i bimbi che hanno passato la prima comunione.

«Guardi, non me lo aspettavo – racconta ancora Samanta – siamo partiti da Ponsacco per andare in Vaticano insieme ai bimbi di quinta elementare che, l’anno passato, hanno fatto la prima comunione. Insomma, un modo per stare tutti insieme, con i compagni del mio bimbo più grande e con i loro genitori». La comitiva dei ragazzi ponsacchini, guidata da Don Holin, si è radunata in piazza San Pietro con striscioni e cappellini gialli. «Poi è successa una cosa straordinaria – parla ancora mamma Samanta – Don Holin ci ha detto di seguirlo. Io e mio marito non capivamo cosa stesse succedendo e ci siamo ritrovati nell’aula Paolo VI. Ci hanno fatto accomodare insieme ad altre famiglie su due file di sedie. Ed ecco che è arrivato Sua Santità».

Il Santo Padre, con grande sorpresa di Samanta e dei suoi cari, aveva organizzato una sorta di udienza privata per i ragazzi portatori di handicap ed i loro cari. «Papa Francesco ha voluto questo incontro con le persone affette da handicap e le loro famiglie in un’aula della Santa Sede per via della grande cappa di caldo, temeva che i bimbi soffrissero toppo per l’afa – dice la mamma di Ponsacco – si è avvicinato a noi e non avevamo nulla da donargli. Mio figlio più grande si è tolto il cappellino dalla testa e lo ha dato nelle mani di Francesco. Ed il Papa ci ha davvero commossi: ha preso il cappello, lo ha autografato e ridato a mio figlio. E così ha fatto anche con il cappellino di Federico. Ha toccato le loro teste, ci ha dato la sua benedizione. Un momento che difficilmente potrò scordare. E non finirò mai di ringraziare Don Holin».