Volterra (Pisa), 8 settembre 2017 - Se domenica (come annunciato dal meteo) la pioggia salvifica non dovesse scendere dal cielo, da lunedì prossimo la situazione siccità si farà davvero complicata. Entreranno in azione le cisterne, già posizionate in prossimità delle borgate più popolose di Volterra e Pomarance e nei due centri storici.

Tradotto in soldoni, probabilmente il razionamento della risorsa idrica per 12 ore (dalle 22 alle 10) previsto fino al prossimo 13 settembre, non basterà. I laghetti (vedi Madonna Olli) aperti per fronteggiare la grande sete sono ormai all’asciutto. Puretta è allo stremo delle forze, del fiume Cecina non restano altro che sassi e ciottoli. L’acqua che arriva da Ponteginori (si parla di 1.700 metri cubi al dì) non basta più: giusto per fare due conti, a Volterra, di metri cubi al giorno, ne servono 3.300.

A Pomarance qualcosa come 1.200 ogni giorno. Insomma, l’acquedotto non è più in grado, da solo, di rifocillare i due capoluoghi. La situazione è arrivata al culmine come ci spiega Marcello Cinci, geologo e consigliere di sorveglianza di Asa per l’Alta Valdicecina: «Le cisterne entreranno in funzione da lunedì se la pioggia non dovesse cadere per nulla, o se ne dovesse cadere troppo poca. Cosa accadrà dopo? Beh, i razionamenti potrebbero farsi ancora più intensi, se la siccità continuerà a battere duro. Mi spiego: si potrebbe arrivare a razionare la risorsa idrica a giorni alterni, alimentando un giorno Volterra e l’altro Pomarance. Ovvio, nessuno ha la sfera di cristallo e non mi azzardo certo a fare previsioni nel lungo periodo. Ma posso dire che questa siccità è ancor peggiore di quella patita nel 2012, quando il 15 agosto arrivammo a segnare bollino rosso. Poi la pioggia venne in aiuto. Cosa che non è accaduta in questa estate così arida e bollente». Basterebbero 6 ore di pioggia ed il fiume tornerebbe a scorrere. Solo 15 centimetri di acqua per uscire dal tunnel della crisi idrica di Volterra e Pomarance.

«Le cisterne entreranno in funzione principalmente per coloro che non hanno un deposito familiare – sottolinea Cinci – diversa è la situazione per Castelnuovo, dove al momento l’emergenza pare scongiurata. Il paese viene alimentato da una serie di sorgenti e dall’acquedotto della Carlina. Ma le stesse fonti in parte vengono già rifocillare esternamente e, se il meteo non aiuterà, anche Castelnuovo potrebbe subire i primi razionamenti».