Valdicecina, 10 ottobre 2017 - Sono decine gli allevatori ancora in attesa del risarcimento per i danni subiti da lupi e predatori. Monta la protesta, anche in provincia di Pisa, dove gli allevatori che avevano fatto richiesta di risarcimenti non hanno ancora ricevuto l’indennizzo. I danni si riferiscono non solo all’uccisione di ovini, caprini, bovini, bufali, suini ed equini ma anche alla perdita di produzione come latte e carne conseguente alla predazione. Non cenna a placarsi l’emergenza nei boschi e nelle campagne locali dove i blitz dei lupi sono ormai all’ordine del giorno. Secondo Coldiretti gli attacchi sono raddoppiati negli ultimi anni facendo schizzare il livello di terrore a codice rosso. Parzialmente inefficaci le misure di prevenzione. Da un monitoraggio effettuato dal centro interuniversitario studi faunistici, sono stati censiti in Toscana 108 gruppi riproduttivi, dei quali 22 con soggetti ibridi. A questi devono essere aggiunti gli individui erratici, per un totale di circa 500/550 esemplari.

La presenza del lupo rappresenta un elemento fondamentale di valorizzazione della biodiversità a condizione che sia circoscritta in habitat idonei ed in un numero di soggetti adeguato, diversamente rappresenta un elemento di disequilibrio ambientale. In diverse aree della Toscana si ravvisa una situazione di emergenza legata anche alla presenza di individui ibridi e di cani inselvatichiti che rischiano, altresì, di compromettere la caratterizzazione genetica del lupo stesso.

I casi di predazione si registrano in particolare nel volterrano e nella Val di Luce dove le sole aziende agricole di Giuseppe Carai e Farru Giampaolo hanno presentato otto domande di indennizzo.

A riportare il tema al centro del dibattito è Coldiretti preoccupata per i ritardi. “Gli allevatori sono stanchi ed esasperati. – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Pisa – Non passa giorno che un nostro associato si presenti nei nostri uffici per denunciare la presenza di lupi ed ibridi ed attacchi ai greggi. Siamo arrivati ad un punto che più della metà dei casi non vengono nemmeno denunciati tanto è lo scoraggiamento”.

Spinti dalla fame, i lupi si spingono anche nei borghi e nei centri abitati, così come i cinghiali, l’altra grande emergenza con cui sono costretti a vivere gli agricoltori. Coldiretti, facendosi carico di questo generale stato di disagio, ha preso nuovamente carta e penna ed ha scritto una dettagliata nota a Marco Remaschi Assessore all’agricoltura della Regione Toscana. “Sono trascorsi ormai 8 mesi da quando le aziende hanno presentato richiesta di risarcimento sull’ultimo bando regionale e, a tutt’oggi, non sono state completate le liquidazione. Ogni azienda si è vista strappare dal gregge una media di 5 capi. A volte sono stati anche di più. Va considerato che una parte di tali domande è riferita ad attacchi subiti nei primi mesi del 2016. Sappiamo inoltre - continua Filippi - che i danni effettivamente subiti dagli allevatori sono ben superiori ai valori accertati, in quanto le lungaggini delle procedure risarcitorie scoraggiano i potenziali richiedenti”.

E’ bene ricordare che da gennaio 2014 a novembre 2016, a fronte di un danno subito dalle aziende, richiesto ed accertato, di oltre 2,2 milioni di euro a livello regionali, gli indennizzi erogati ammontano a circa 1,4 milioni di euro. Le molte iniziative intraprese non hanno dato per adesso nessuna risultato tangibile. L’adozione del piano Lupo Italia è tuttora bloccata, nonostante la posizione della Regione Toscana di cui Coldiretti dà atto; come non sembra aver prodotto alcun effetto l’iniziativa intrapresa dalla Giunta Regionale, con la propria delibera n.42 del gennaio, per superare il regime “de minimis”, a cui è sottoposto il sistema di indennizzo dei danni. “Tutti questi elementi stanno determinando un clima di grave sfiducia fra gli allevatori – denuncia Aniello Ascolese, Direttore Coldiretti Pisa - che si sentono profondamente penalizzati da un atteggiamento vessatorio delle istituzioni, fortemente condizionate da ambientalismo ed animalismo che, invece di garantire la preservazione della specie “lupo”, tendono a renderne insostenibile la coesistenza con chi attraverso sforzi enormi presidia e tutela il territorio, con costi ben superiori ai benefici. La misura è colma – conclude Ascolese - e se non arriveranno risposte rapide e concrete dovremo alzare il livello di mobilitazione”.

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