Fauglia, 12 ottobre 2017 - In campo ci sono anche psichiatri e psicologi, come consulenti degli indagati, sul caso dei presunti maltrattamenti nel cento per adolescenti e giovani adulti di Fauglia della Fondazione Stella Maris. Maltrattamenti ai danni di 23 pazienti per i quali ci sono 12 operatori indagati che sarebbero stati «smascherati» dalla microtelecamere del nucleo investigativo dei carabinieri dopo la denuncia di una mamma. Dipendenti indagati, tutti sospesi dal lavoro – con periodi variabili da 6 a 12 mesi – e per i quali su 9 c’è già stato il provvedimento dilicenziamento. Ma alcuni difensori guardano avanti, «sospettando» una chiusura della indagini che potrebbe arrivare anche a stretto giro. Con il lavoro di psichiatri e psicologi con cui vogliono focalizzare l’attenzione, in ragione di una lettura giuridica dei fatti più appropriata, sul lavoro richiesto agli operatori e sulle condizioni in cui dovevano operare in rapporto alla tipologia dei pazienti.

In corso’è anche la partita dei licenziamenti, per la quale sono già state inviate le lettere interruttive dei termini e propedeutiche all’impugnazione davanti il giudice del lavoro. Lettere nelle quale gli operatori si difendono da ogni accusa di colpevolezza nella vicenda che è sotto la lente della Procura della Repubblica di Pisa dall’agosto del 2016 quando iniziarono le «osservazioni» dentro un refettorio. Le indagini, coordinate dal pm Paola Rizzo, sono ancora in corso e potrebbero allungare la lista degli indagati. Nel fascicolo del pm ci sono anche le querele che molti genitori hanno presentato dopo aver visto i video che dimostrebbe i maltrattamenti. Le querele sono molto argomentate affinché, se la Procura lo riterrà – come ha più volte spiegato l’avvocato Annalisa Cecchetti, portavoce dell’associazione Agosm – venga indagato «anche un livello superiore, quello che avrebbe dovuto controllare e che potrebbe non aver controllato»