Pontedera, 11 novembre 2017 - Ora il pubblico ministero antimafia Giulio Monferini sta per chiudere le indagini sull’inchiesta che, un anno fa, travolse l’immagine di una terra dove l’agricoltura registra la crescita del «bio» e ha come punti di forza coltivazioni di alta qualità e prodotti tipici. E’ l’inchiesta sui presunti fanghi avvelenati sparsi, come ammendanti, sui campi coltivati a graminacee tra i comuni di Peccioli, Palaia, Lajatico, Crespina Lorenzana, Fauglia e Montaione. Il cosiddetto 415 bis, avviso di conclusione delle indagini potrebbe arrivare agli indagati nei prossimi giorni, o comunque già con la fine del mese di novembre. Il magistrato della Dda sta tirando le file di un lavoro che è stato profondo, capillare e complesso. Sull’esito di questa attività formulerà le imputazioni alle persone a vario titolo – e con posizioni diverse nella vicenda – coinvolte nell’inchiesta. Qui, infatti, ci sono i Comuni pronti a costituirsi parte civile – come anche le associazioni agricole (Cia Pisa in testa) – nell’eventuale processo penale. «Traffico illecito di rifiuti» sarebbe la principale accusa: la stessa con cui il pm fece arrestare l’estate scorsa i vertici di alcune imprese. A supportare il teorema della procura ci sarebbero i dati delle perizie: i valori di idrocarburi riscontrati sarebbero ben oltre il limite di legge.

Dalle indagini è emerso anche che gli agricoltori che ricevevano i fanghi (pratica legale purché le caratteristiche del fango rispettino le caratteristiche fisico-chimiche di legge) non li pagavano, sebbene fossero spacciati come concimi, ma al contrario venivano compensati – fino a 500 euro ad ettaro – per permettere agli smaltitori di sversarli sui terreni. QUI ci sarebbe la scintilla di un primo corto circuito tra pratica legale e sospetto criminale. I numeri della vicenda sono importanti. Si parla migliaia di tonnellate di presunti fanghi nocivi (anche pulper di cartiera), sparpagliati nei campi. E si parla di valori di idrocarburi trenta volte oltre il limite di tolleranza fissato dalla legge, secondo quanto emerso dalle analisi effettuate dai consulenti della procura di Firenze sui campioni sequestrati nell’ambito dell’inchiesta che portò al sequestro di beni per più di 7 milioni di euro e all’esecuzione di sei misure di custodia cautelare nei confronti di altrettanti imprenditori. Complessivamente sono 31 le persone che sono state indagate in quest’inchiesta