Ponsacco, 13 settembre 2017 - «ALTRO che articolo, ci può scrivere un libro!». Il messaggio di Marco Menichini (ieri mattina alle 6,06 ora italiana) è più che eloquente. E, in effetti, l’esperienza di lui e di sua moglie Serena (nella foto con il marito) e dei due figli di 14 e 10 anni – James e Yuri – nel mezzo all’uragano Irma, in Florida, potrebbe essere perfetta non solo per un libro, ma anche per un film. A lieto fine. Alle 17,30 di ieri in Italia (11,30 in Florida), riusciamo a parlare con Menichini tramite watshapp. «Ora siamo in aeroporto a Fort Lauderdale – dice Menichini – e aspettiamo il volo per Stoccolma di stasera alle 21 (le 3 in Italia, Ndr). Da una sosta di dieci ore a Stoccolma rientremo a Roma».

Chi vi ha aiutato a sbloccare la situazione?

«Ci siamo ’sbloccati’ da soli. Purtroppo nessuno ci ha dato una mano. Mi riferisco al consolato italiano dal quale non abbiamo mai avuto una risposta al telefono. E alla Farnesina che ha contattato mio padre dall’Italia e che avrebbe dovuto contattarci, ma c’è riuscito prima lei. Non abbiamo avuto aiuto neppure dagli italiani qua, gli americani invece sono stati molto gentili. E’ proprio vera la scritta ’we are welcome’ che si legge quando si arriva a Miami».

Quando sono iniziati i problemi?

«Martedì della scorsa settimana abbiamo sentito alla televisione dell’arrivo dell’uragano. Abbiamo contattato le persone, italiane, che ci avevano affittatto la casa a Miami Beach e ci hanno detto che non sarebbe successo niente. Poi ci sono stati gli avvisi di evacuazione del sindaco e del governatore della Florida, ma i proprietari della casa hanno continuato a non dirci niente. Lo stesso la compagnia che ci ha sempre tranquillizzato dicendo che il volo dell’8 per il ritorno in Italia ci sarebbe stato. Ho scoperto io, collegandomi al sito per verificare lo status check la mattina di giovedì 7, che era stato cancellato».

INTANTO l’uragano Irma si avvicinava. Supermercati vuoti, benzina finita ovunque, taxi fermi. Florida paralizzata e la famiglia di Ponsacco sempre più impaurita.

Poi cosa è successo?

«Su facebook siamo riusciti a contattare un amico e tramite lui un italiano che vive a West Kendall. E’ venuto a prenderci e ci ha ospitato fino a lunedì. Ma il cibo e l’acqua in casa cominciavano a scarseggiare e abbiamo deciso di non continuare a pesare sulla loro famiglia e di prenotare un albergo tramite booking. Intanto l’urgano era passato, per fortuna non sopra le nostre teste, ma più verso la costa del Messico. Con un taxi abbiamo raggiunto l’albergo, ma abbiamo scoperto che era chiuso per mancanza di acqua. Abbiamo contattato altri alberghi. Tutti chiusi. Ci siamo fatti portare a una stazione di polizia dove siamo stati accolti e aiutati, in particolare il sergente Edward Stewart. Ci hanno dato da mangiare e i letti per dormire e stamani alle 7,30 (ieri mattina, Ndr) ci hanno accompagnato all’aeroporto. E’ da giovedì che non dormiamo e non vediamo l’ora di tornare in Italia». Fine dell’odissea.