''Abbiamo reso disponibile per la collettività luoghi che erano nel nostro Dna''
Pontedera, 26 gennaio 2012 - PER ACCAPARRARSI la «vecchia fattoria» con gli 870 ettari di terreni e i 34 immobili ricadenti sul «suo» versante della Tenuta Gaslini, il Comune di Peccioli esercitò il diritto di prelazione di cui era titolare, sborsando la bellezza di 17 milioni e 185mila euro alla Fondazione genovese proprietaria del grande patrimonio immobiliare. Correva l’anno 2004 quando — tramite Belvedere spa — l’amministrazione pecciolese, già guidata dall’attuale sindaco Silvano Crecchi, concluse il famoso «affare Gaslini», tornato alla ribalta proprio in questi giorni. Più o meno negli stessi mesi Provincia di Pisa e Comune di Palaia iniziavano le pratiche per concludere, al prezzo di 14 milioni e 800mila euro, l’affare per la Tenuta di Montefoscoli, il fronte palaiese dell’immensa fattoria Gaslini.
Ma se per la parte palaiese la ristrutturazione non è ancora decollata e la Provincia di Pisa pensa alla vendita frazionata dei poderi per salvare il salvabile, sull’altro colle le cose sono andate in maniera un po’ diversa. «La terra non la ereditiamo dai nostri padri, ma la prendiamo in prestito ai nostri figli», recitava il proverbio africano che Peccioli prese per spot dell’operazione-Gaslini. Come a dire, «è un prestito che riceviamo dalle generazioni future: dobbiamo farlo fruttare, non distruggerlo».
E ANCHE se i frutti non sono stati quelli che ci si aspettavano nel 2004, la «vecchia fattoria» non è certo andata in rovina. «Tutt’altro — spiega il sindaco di Peccioli, Silvano Crecchi — diciamo che la fattoria Gaslini è il nostro “bene rifugio”. Perché se è vero che la crisi finanziaria globale ha impedito di realizzare il progetto di sviluppo turistico-immobiliare di cui si componeva l’operazione Gaslini, è anche vero che tutto il patrimonio immobiliare è stato recuperato e valorizzato. E rimane come public farm in mano a tutti i pecciolesi che hanno avuto la possibilità di riappropriarsi, anche materialmente, di questi beni». Qualche esempio? Il più famoso è senz’altro Fonte Mazzolla, l’arena estiva delle notti pecciolesi, palcoscenico del festival 11Lune. E ancora Le Serre, luogo di picnic, e meta, la prima domenica di maggio della tradizionale festa all’aperto.
«Abbiamo anche restaurato la chiesa — spiega ancora Crecchi — molto cara ai pecciolesi e che, viste le numerose richieste ricevute, stiamo pensando di affittare per i matrimoni. Ci sono poi il Caffè Haus, il Palazzo Gaslini, oggi sede del museo e della Belvedere, mentre altri due immobili del centro storico stanno aspettando il bando per la ristrutturazione e 80 orti dati in gestione alle famiglie pecciolesi, nella zona del parco fotovoltaico». «A conti fatti — fa eco il presidente di Belvedere spa, Renzo Macelloni — è stato davvero un affare. Gli immobili sono stati stimati dalla società internazionale di valutazione Praxi, un anno e mezzo fa 14 milioni di euro. A questi si sommano 50 ettari di vigneti quantificabili in un milione e mezzo di euro, 800 ettari di terreno agricolo coltivabile con un valore medio di 10mila euro ad ettaro per un totale di 8 milioni di euro. La somma fa 23,5 milioni. Belvedere ha dato in affitto alla Srl Le Serre la parte agricola e ogni anno ne ricava 60mila euro. All’interno della proprietà ben sette aziende portano avanti attività di allevamento bestiame e produzione ortofrutticola e cerealicola. Quindi, disponiamo di una proprietà che vale assai di più di quanto fu pagata e che mantiene intatte le sue possibilità di sviluppo». Di questi tempi, non è poco.