Pistoia, 6 dicembre 2016 - "Siamo di fronte a una situazione tragica. Ormai sono otto anni che il settore non riesce a venire fuori dalla crisi. E nel frattempo si perdono posti di lavoro e spariscono sempre più imprese». E’ un quadro nero quello che viene descritto da Ornella Vannucci, vicepresidente dell’Ance (costruttori edili) Toscana Nord. L’occasione è stata data dal bilancio annuale dell’associazione degli industriali che fra l’altro coincide con il primo anno di vita di Confindustria Toscana Nord che racchiude Pistoia, Lucca e Prato. «Dal 2008 a oggi nel settore si sono persi mille posti di lavoro, per una diminuzione totale del 34%. Lo stesso trend negativo vale per le imprese, visto che ne sono sparite ben 150. E quelle che ancora resistono fanno fatica a essere competitive». I motivi alla base della crisi sono molteplici: si va dalla mancanza di grandi appalti pubblici, alla paura a investire da parte dei privati, ma anche concorrenza sleale e il sistema a sorteggio scelto dagli enti pubblici che penalizza le imprese pistoiesi. Senza dimenticare la burocrazia.

«Per avere un permesso per effettuare una ristrutturazione servono sette mesi – accusa Vannucci – C’è troppa burocrazia e rimpallo di competenze fra comuni e regioni. Il settore delle nuove costruzioni è fermo e anche le ristrutturazioni sono poche. D’altronde i privati hanno paura e le banche concedono i mutui sempre con maggiori difficoltà». C’è poi il problema che le imprese pistoiesi non riescono ad aggiudicarsi appalti pubblici in città o in provincia. «Tutta colpa del sistema a sorteggio – prosegue la vicepresidente dell’Ance – In questo modo non si premiano le competenze ma si va a fortuna. Ci sono aziende che su venti bandi a cui hanno partecipato non sono mai state sorteggiate una volta. Come si può restare sul mercato in questo modo?». Di pari passo c’è da combattere anche la concorrenza sleale, quella rappresentata da chi effettua i lavori senza rispettare le regole.

«E' una situazione allucinante – conclude – Vannucci – Servono più controlli perché i lavori a nero stanno dilagando. C’è chi non rispetta le normative sulla sicurezza o non paga la previdenza sociale ai lavoratori. E così le aziende strutturate non riescono a essere competitive». Se l’edilizia è in crisi, le cose vanno molto meglio nel comparto metalmeccanico. Qui nel terzo semestre del 2016 si è registrato un + 6,7%. «Abbiamo investito in ricerca e sviluppo – sottolinea Daniele Matteini, rappresentante del gruppo merceologico meccanica generale – e questo sta portando i suoi frutti. Sul ferroviario a livello mondiale ce la giochiamo con tedeschi e francesi. E in tecnologia siamo fra i migliori». In ripresa pure cuoio e calzature, che registrano un +5,2%. «Stiamo interpretando il cambiamento – spiega Paolo Gozzi, componente del gruppo nella sezione sistema moda – scommettendo sulla tecnologia e innovando nelle produzioni. In più abbiamo ridotto gli sprechi e investito sulla formazione del personale».