Pistoia, 13 luglio 2017 - Lo sguardo che si scambiano il padre e la figlia, carico d’amore come è naturale che sia, in questo caso ha qualcosa di speciale, perché il babbo, L.M. di 54 anni, è vivo grazie a lei, la ragazzina, G.M, studentessa di 18 anni. In una notte di circa due mesi fa, la figlia ha salvato il padre da un infarto praticandogli un massaggio cardiaco su indicazione telefonica da parte dell’operatore del 118. Pochi minuti decisivi, prima dell’arrivo degli operatori della Misericordia di Montale che hanno fatto ripartire il cuore in arresto. Poi l’angioplastica all’ospedale San Jacopo ha permesso all’uomo di riprendersi e, dopo circa due mesi, di ritornare al suo lavoro.

Qual è il tuo stato d’animo al pensiero di aver salvato il tuo babbo?

«Sono contenta, orgogliosa, felice di poterlo abbracciare. Tra noi c’è sempre stata intesa anche prima di quello che è accaduto, siamo sempre andati d’accordo. Dopo la paura che abbiamo provato e chi mi sono portata addosso per alcuni giorni dopo il fatto, provo una enorme soddisfazione».

Cosa è accaduto in quei momenti drammatici del 30 aprile scorso?

«Era poco prima delle sei, mia madre mi ha chiamato e mi ha detto di correre subito. Ho chiamato immediatamente il 118, ho messo il vivavoce ed ho seguito attentamente le istruzioni che mi venivano date dall’operatore. Vorrei precisare che non è vero, come leggo con fastidio sui social, che ho agito in quel modo perché segue in Tv Grey’s Anatomy. Posso forse aver pensato a qualcosa vista in Tv per la posizione delle mani, ma in realtà ho fatto quello che mi dicevano gli operatori del 118, sono loro da ringraziare, insieme ai volontari della Misericordia di Montale, che sono arrivati entro pochissimi minuti, e poi i medici e gli infermieri dell’ospedale San Jacopo di Pistoia».

Quale insegnamento ha lasciato questa vicenda?

«Che in ogni famiglia ci dev’essere almeno una persona che abbia seguito un corso specifico di pronto soccorso in modo da poter effettuare il massaggio cardiaco».

«Sono orgoglioso di mia figlia – dice L. M. – e sono grato al dottor Gabriele Giuliani che mi ha operato e a tutti i medici e gli infermieri dell’equipe che mi hanno seguito. Spero che questa esperienza possa servire per salvare altre vite».