Pistoia, 18 dicembre 2016 - Ha ricostruito la sua vita, pezzo dopo pezzo. Ha saputo chi era sua madre, chi era suo padre, ha conosciuto le sue sorelle, le zie, ha saputo di avere anche altri fratelli da parte del padre. La sua vita, all’improvviso, dopo tante ricerche, si è dischiusa sul passato dal quale, per legge, era stata esclusa perchè non era stata riconosciuta alla nascita dalla madre che l’aveva lasciata alle cure dell’Istituto degli Innocenti di Firenze dove era stata poi adottata. Gli ultimi pezzi di questo complesso puzzle familiare sono andati a posto in questi giorni e quest’anno sarà, per Cosima Deri (questo è il nome che le avevano dato all’orfanotrofio, oggi ne ha un altro), un Natale decisamente diverso. La sua storia l’avevamo già raccontata, su queste pagine e aveva avuto anche l’eco della televisione da dove aveva lanciato accorati appelli a chiunque fosse stato in grado di aiutarla a ritrovare la sua famiglia d’origine. Lei sapeva soltanto che era di Pistoia. Poi, pochi mesi fa, finalmente, la svolta. Ed è Cosima che ce la racconta.

«Il Tribunale di Firenze – ci ha spiegato – in caso di morte della madre, comunica i nominativi dopo la presentazione di una regolare istanza. Per me è stato fondamentale l’aiuto di Nadia Barone, titolare dell’agenzia Filo Rosso, che ha sede a Procida e che aiuta le persone adottate a rintracciare la loro famiglia di origine. Mia madre era morta nel 1985. Così ho potuto sapere il suo nome per intero. Si chiamava Margherita, era di origine francese ed era vedova quando era rimasta incinta di me. Con il suo nome siamo risaliti, in pochi giorni, allo stato storico di famiglia e il 6 febbraio del 2016 c’è stata l’udienza in tribunale con cui è stato emesso il decreto». Il resto, lo ha fatto Facebook.

«Piano piano, giorno dopo giorno – racconta Cosima – , ho trovato tutti: le mie sorelle, le zie, le cugine e le nipotine. Infine ci siamo incontrate in centro, a Pistoia. Mi hanno riconosciuto loro, mentre attraversavo la strada. Mi hanno riconosciuto perchè ero quale alla mamma. Mi hanno portato tutte le foto e abbiamo mangiato insieme». Cosima ha potuto vedere quella parte della sua vita che era andata avanti senza di lei. «Mi sono venuti i brividi guardando quelle immagini – ci ha detto ancora – ero uguale a mia madre davvero. Mia madre aveva nascosto tutto alle mie sorelle maggiori. E’ attraverso i loro racconti che ho ricostruito la mia vita. So che mia madre, lasciandomi all’orfanotrofio, ha fatto comunque un gesto d’amore. Cinquant’anni fa tre figli potevano essere un problema, lei mi ha voluto regalare il benessere, ma ha sofferto per avermi abbandonato e io oggi la sento vicina».

Il Tribunale ha consegnato a Cosima il fascicolo che contiene tutti i colloqui di sua madre con i servizi sociali. «Non posso darle un futuro» aveva detto Margherita prima di separarsi, con sofferenza, dalla sua terza bambina. «Ora conosco le mie radici – conclude Cosima –. So chi sono, da dove vengo e perchè. Può non essere bello venire a conoscenza di tutta la verità, ma per la persona che cerca è importante completare questo mosaico della propria vita». L’insopprimibile bisogno di sapere chi siamo e da dove veniamo ha armato di coraggio la lunga ricerca di Cosima che finalmente, pochi giorni fa, a 48 anni, ha potuto piangere sulla tomba dei suoi genitori.